La gestione della sala macchine in piscina

0

La sala macchine è il cuore della piscina, eppure troppo spesso la gestione degli impianti di trattamento acqua è realizzata in modo insoddisfacente

Il locale che alloggia gli impianti di trattamento acqua della piscina è spesso considerato una sorta di luogo sconosciuto, nel quale entrare con circospezione e senza mostrare mai particolare entusiasmo. L’attenzione riposta nel trattamento dell’acqua è raramente pari a quella che si pone in altri aspetti della gestione, volti alla soddisfazione del cliente, alla gestione del personale, alle attrezzature tecniche. Eppure… cosa sarebbe mai una piscina senza una acqua bella e soprattutto sana?

La sala macchine è il cuore della piscina, il luogo senza il quale la piscina stessa non avrebbe senso di esistere. La gestione degli impianti di trattamento acqua della piscina del centro fitness è però raramente effettuata in modo diretto e attento. Nella maggior parte dei casi viene affidata all’esterno, a ditte di manutenzione che molto spesso forniscono anche i prodotti necessari al trattamento chimico.
Vediamo in questo articolo gli aspetti da considerare.

La scelta dell’azienda
Le norme attualmente in vigore mettono in capo al committente, cioè a chi affida le operazioni di manutenzione, la verifica del corretto inquadramento dell’azienda scelta. Va quindi controllato per prima cosa il certificato della camera di Commercio e va richiesto il DURC. Sulla visura camerale va verificata la qualificazione dell’azienda secondo quanto previsto dal D.M. 37/08 lettera “d” nel caso in cui la ditta compia operazioni di riparazione/modifica alle tubazioni, ai filtri o alle pompe dell’impianto. Dopo ogni modifica va infatti rilasciata una dichiarazione di conformità così come per gli impianti elettrici, la cui corretta qualificazione corrispondente è la lettera “a”.
Va inoltre verificato che nell’oggetto sociale sia riportata la manutenzione di impianti per piscina, attività per la quale l’azienda rilascerà la fattura.

I documenti per la sicurezza
L’acquisizione del DURC, seppure non obbligatoria per un committente privato, è utile per verificare la correttezza dei versamenti contributivi per i quali il committente risponde in solido. In sintesi, se la ditta di manutenzione non versa i contributi ai propri dipendenti, si può essere chiamati a farlo in sua vece. In più, come per qualunque altro caso di impresa esterna che opera nell’impianto, va redatto il DUVRI (Documento Unico di Valutazione dei Rischi Interferenziali), un documento relativo alla sicurezza dei lavoratori che viene redatto in relazione al DVR aziendale.

Il contratto
La stesura del contratto di manutenzione riveste una grande importanza, soprattutto se l’azienda prescelta risulta in qualità di responsabile degli Impianti sul piano di autocontrollo della piscina. Vanno attentamente concordate le operazioni da compiere e le relative modalità e soprattutto va stabilito il potere di spesa dell’azienda che effettua la manutenzione ed i limiti all’interno dei quali può operare, nonché le modalità delle comunicazioni e degli avvisi di eventuali malfunzionamenti. È importante inserire nel contratto la specifica delle operazioni e le modalità di intervento nel caso di guasto o di non conformità, senza commettere l’errore di pensare che il committente sia estraneo alle operazioni di manutenzione compiute dall’appaltatore. In sostanza, è pericoloso l’atteggiamento mentale a cui spesso si è portati affidando a terzi i lavori di “non pensarci più”. L’impianto è vostro, e spetta a voi controllare e coordinare.

Lo stoccaggio dei prodotti chimici e le analisi dell’acqua
I prodotti chimici per il trattamento acqua della piscina sono tutti classificati con diverse sfumature di pericolo, ma sono comunque da trattare tutti con cautela. In particolare i prodotti ossidanti (quelli usati per la disinfezione, per norma a base di cloro) e quelli acidi per la riduzione del pH vanno stoccati in luoghi adatti, sufficientemente aerati e freschi, separati gli uni dagli altri e possibilmente mai in grosse quantità. Con la ditta esterna va valutato: chi li acquista e quindi li sceglie, chi li trasporta, dove vengono stoccati, da chi e come vengono manipolati. Non si tratta di aspetti di poco conto sui quali sorvolare, visti i numerosi incidenti che avvengono al riguardo.

Un aspetto fondamentale è quello delle analisi dell’acqua svolte in sede di autocontrollo: non ha senso far coincidere controllore e controllato facendole eseguire dall’azienda che fornisce i prodotti chimici. Le analisi servono al gestore per verificare la correttezza delle operazioni compiute e l’efficacia dei prodotti chimici utilizzati, che senso ha che le esegua l’azienda che li fornisce?

La dotazione dei DPI
Tutti i lavoratori che manipolano sostanze pericolose e che compiono operazioni soggette a rischi devono essere dotati dal proprio datore di lavoro dei corretti DPI. Nel caso di affidamento a una ditta esterna non spetta al gestore procurarli e mantenerli in efficienza, ma è opportuno avvisare sempre l’azienda nel caso in cui si verifichi il caso di lavoratori che non li utilizzano.

Il problema degli spazi confinati
Il DPR 177/11 ha introdotto particolari e stringenti procedure per il lavoro negli spazi confinati, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo. Gli spazi confinati di una piscina possono essere rappresentati dalla vasca di compenso, dalla piscina vuota, ma anche dal locale tecnico se l’accesso non è agevole. Ricordiamo qui che gli adempimenti sono numerosi ed onerosi sia in capo alla ditta che compie le operazioni che al committente che affida i lavori. In primo luogo al committente spetta l’onere di verificare la corretta qualificazione dell’impresa, valutando il DVR, le autocertificazioni e gli attestati dei corsi svolti dalla squadra operativa. In caso di operazioni svolte tramite proprio personale, va qualificata la propria azienda.

Il personale che accede al locale tecnico
Il locale tecnico in sé e ancor di più le operazioni che vi si compiono rappresentano un pericolo sicuramente maggiore rispetto a quello che viene considerato nell’analisi dei rischi dei lavoratori solitamente impiegati in un centro fitness. Se le operazioni di manutenzione ordinaria (stoccaggio, rifornimento e dosaggio dei prodotti chimici, controlavaggio dei filtri, taratura delle centraline) vengono effettuate in proprio va prestata attenzione al corretto inquadramento ai fini assicurativi del personale impiegato e alla formazione specifica. Non vi è dubbio, infatti, che un assistente bagnanti inquadrato solo come tale con i vari possibili contratti esistenti non ha la copertura di rischio adatta per manipolare macchinari o prodotti chimici e, in caso di incidente, il risarcimento potrebbe non venire erogato.

In particolar modo il cosiddetto “contratto sportivo” non pare il più adatto per svolgere questa tipologia di operazioni. Va posta anche molta attenzione alla dotazione di DPI forniti al lavoratore, che devono essere mantenuti sempre in efficienza e che, soprattutto, devono essere usati dall’operatore stesso, che non può scendere in sala macchine in infradito e pantaloncini corti tra un turno di assistenza ed una lezione di nuoto.

Il piano di autocontrollo
Sul piano di autocontrollo, obbligatorio per tutte le piscine ad uso pubblico, vanno riportati i nominativi del responsabile della piscina e del responsabile degli impianti. Sullo stesso piano vanno anche descritte le operazioni relative al trattamento dell’acqua, i possibili rischi, e le azioni correttive da compiere in caso di non conformità. Il piano di autocontrollo va quindi sempre condiviso con chi svolge di fatto le operazioni in esso descritte, sia che si tratti di una ditta esterna che di personale proprio.

Conclusioni
Il trattamento dell’acqua di una piscina rappresenta una fase indispensabile e di grande importanza. La decisione se affidarla a terzi oppure effettuarla tramite proprio personale dipende da molti fattori, ma va comunque sempre effettuato un controllo diretto da parte del gestore. Pensare che tutto vada da sé senza bisogno di occuparsene rappresenta un’illusione ed anche un grande rischio, poiché nel malaugurato caso di incidente si è sempre chiamati a rispondere e solo se si è provveduto a fare tutto quanto possibile si può ragionevolmente pensare di poter stare tranquilli.

La qualità e la salubrità dell’acqua rappresentano una condizione indispensabile affinché una piscina possa considerarsi tale; non si può quindi in questo settore ragionare in termini di risparmio, ma solo di efficienza e di razionalizzazione delle risorse.