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In molti ne parlano, ma pochi hanno chiaro il suo significato: cos’è la medicina anti-aging e quali sono le sue connessioni con il fitness?

 

Per parlare di medicina anti-aging e del suo impatto nella nostra vita quotidiana abbiamo interpellato uno dei massimi esperti in materia in Italia, il Dr. Filippo Ongaro, Medico Chirurgo, Direttore Scientifico dell’Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging s.r.l. (Ismerian).

Può darci una definizione semplice di medicina anti-aging e dei suoi obiettivi?
La medicina antiaging è l’applicazione delle più recenti scoperte scientifiche per il miglioramento della salute umana e della qualità della vita. Il suo principale obiettivo non è quindi quello di allungare la vita ma di prolungare gli anni in salute. I pilastri centrali sono nutrizione, riduzione dello stress e attività fisica, il tutto seguendo al massimo il criterio della personalizzazione basato su analisi approfondite della condizione del paziente.

Ci sono particolari categorie di persone a cui consiglierebbe maggiormente l’approccio anti-aging?
Tutti. Perché la medicina moderna ci tiene in vita molto più a lungo ma spesso questi anni in più sono caratterizzati da malattie, sofferenze e perdita di autonomia. Siamo quindi tutti candidati ad un percorso preventivo antiaging che è prima di tutto un percorso di responsabilizzazione e consapevolezza. La salute non è un diritto ma un dono che va curato con il massimo delle attenzioni.

A che punto siamo in Italia, a suo avviso, con la diffusione e la conoscenza di questo approccio?
Se ne parla parecchio ma i medici che praticano questa disciplina non sono molti. Esiste qualche corso di formazione ma sono ancora pochi. Inoltre molti usano il termine antiaging per descrivere servizi di medicina estetica o di cosmetica con il risultato che si crea molta confusione nel consumatore.

Anti-aging e attività di fitness/bodybuilding= quali sono le possibili connessioni e i punti di incontro?
Moltissime. La cultura dell’alimentazione, dell’allenamento personalizzato, la minimizzazione del grasso corporeo, l’attenzione all’integrazione alimentare sono solo alcuni degli esempi di tale connessione. Molti dei medici in USA che si sono avvicinati a tale disciplina ci sono arrivati anche attraverso esperienze personali in palestra. E anche in Italia i primi due medici ad avere ottenuto la certificazione in medicina dall’American Board of Antiaging Medicine siamo io e Massimo Spattini. Io ho un passato amatoriale di frequentatore di palestre da quando ho 14 anni e Massimo è stato uno dei più importanti bodybuilder professionisti italiani. Dunque di affinità ce ne sono parecchie.

Ritiene che i centri fitness-wellness italiani siano preparati sull’argomento e pronti a creare sinergie con medici specializzati?
Credo di sì. A volte sono i medici ad avere meno desiderio di collaborare con il mondo delle palestre che, in genere, conoscono poco. Ma anche qui occorre fare più formazione. Con il Dr. Spattini e L’Accademia Funzionale del Fitness, Wellness e Antiaging (AFFWA) abbiamo sviluppato un corso di antiaging advisor che ha come obiettivo proprio quello di formare operatori del mondo del fitness in questo settore.

Che cosa dovrebbero fare concretamente i centri fitness/wellness per favorire la conoscenza da parte degli iscritti di questo approccio? Ha dei suggerimenti in merito o degli esempi di successo da riportare?
Partecipare a corsi di formazione, organizzare seminari ed essere certi che il proprio personale sia in grado di dare consigli sensati e scientificamente fondati in questo settore. Poi sono i risultati che le persone ottengono a fare il resto.

In conclusione, ci può dare qualche aggiornamento sulla sua attività e sui progetti che la vedono impegnato in questo periodo?
A parte le attività divulgative e giornalistiche, sono impegnato nell’avviare un grosso progetto di medicina antiaging in Svizzera, a Ginevra, nel contesto di una delle cliniche più prestigiose della città. E’ un segno che anche la medicina tradizionale inizia a capire quanto importante possa essere questo approccio.

Intervista a cura della redazione

Filippo Ongaro.

 

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