Come intervenire, con un allenamento puntuale, programmato e segmentato, per risolvere alcune problematiche connesse alla postura

Il sistema posturale attiene a un complesso cibernetico (autoregolazione) strutturato su due livelli, in entrata attraverso i principali “organi posturali” (occhio, orecchio interno e superficie plantare del piede) e in uscita attraverso le macro unità funzionali:
1. Cintura mandibolare
2. Cintura scapolare
3. Cintura pelvica.


Le informazioni recepite dall’ambiente esterno vengono captate da recettori (tab.1) e rielaborate a livello centrale per poi indurre una risposta che manifesta il nostro modo di porci e muoverci nello spazio circostante.

Disfunzione
Una sinergia di questi apparati permette un corretto funzionamento del nostro organismo attraverso un sistema di feedback. Nel caso in cui venga a crearsi un intoppo nella rielaborazione delle informazioni, tale sistema risulterà non in linea e verrà considerato disfunzionale o di feedforward. Al di là delle forme patologiche che potrebbero instaurarsi, vi è la possibilità che l’insieme possa semplicemente essere dissinergico, ovvero non patologico ma “parafisiologico”, in tal caso può rendersi necessaria una rieducazione di tipo segmentario volta ad una più proficua fruizione dei programmi di allenamento, che essi siano di impronta posturale, funzionale, o estetica. Sia chiaro che il trascurare una condizione del genere potrebbe, nel lungo periodo, favorire l’instaurarsi di deformità e morbosità (tab. 2).

Valutazione
Una semplice osservazione, frontale e laterale (meglio con specchio quadrettato), evidenzierà quale delle tre unità risulta maggiormente distante da una linea mediana (che divide il corpo in due metà, destra e sinistra), e da una linea anteroposteriore (che divide il corpo in due metà, anteriore o ventrale, e posteriore o dorsale) fig. 1 (A/B). Tale unità non solo indicherà la provenienza della problematica (piedi, pelvi, scapole, mandibole) ma sarà l’obiettivo principale del nostro lavoro, in quanto le restanti unità (escludendo una componente mista, ovvero più unità ugualmente traslate) si comporteranno in modo compensatorio, garantendo in tal misura l’equilibrio (omeostasi) della persona anche in presenza di una disfunzione, e di conseguenza si “autocorreggeranno” quando questa loro “funzione tampone” non avrà più ragion d’essere.

Pianificazione
La programmazione dovrebbe essere sviluppata in modo tale da precedere la fase centrale di una comune seduta di allenamento; l’impronta principale sarà relativa all’unità funzionale più traslata in rapporto di 2:1 con le restanti, ovvero si comincerà con l’unità in oggetto per poi procedere sulle altre e terminare, nuovamente, con la prima (la più distante dalla mediana e/o anteroposteriore):

Sequenza per la cintura mandibolare
Portare il capo dal lato opposto alla traslazione, spingendo in tale direzione anche la lingua, che risulta avere numerosi collegamenti con la mandibola, il rachide cervicale, l’osso ioide, lo sterno, e le scapole, per 30’’ (A). Contrarre, isometricamente (senza modificare la lunghezza muscolare e quindi senza alcun movimento), la loggia muscolare opposta per 10’’ (B), e ripetere immediatamente il punto A. Dalla posizione “a rana” afferrare la base del capo e trazionare verso l’alto x 30’’ (C). Inspirare cercando di impedire, con una mano, la normale risalita dello sterno, ed accompagnare lo stesso verso il basso durante l’espirazione per 30’’ (D).
Ripetere tutto 2-3 volte.

Sequenza per la cintura scapolare
Appoggiarsi ad una parete sul lato maggiormente traslato ed allungarsi assialmente, con il braccio, verso l’alto per 30’’ (A). Appoggiarsi sul lato opposto a circa 50 cm dalla parete per 10’’ (B). Ripetere il punto A.
Allungarsi con entrambe le braccia sfruttando, in caso di difficoltà, una spalliera per 30’’ (C).
Ripetere tutto 2/3 volte.

Sequenza per la cintura pelvica
Assumere una posizione “semi-inginocchiata” (dello spadaccino) portando posteriormente la gamba relativa al lato maggiormente traslato per 30’’ (A). Sedersi distendendo la gamba opposta con la precedente in flessione, abduzione, e rotazione esterna (rana) per 30’’ (B). In posizione seduta divaricare il più possibile entrambe le gambe per 30’’ (C). Mettersi sulle ginocchia ed estendersi posteriormente usando le braccia come freno di controllo per 30’’ (D). Ripetere tutto 2/3 volte.

Ulteriori suggerimenti
La sequenza esposta, dovrebbe, già di per sé, garantire un progressivo adattamento ad una espressione posturale più fisiologica, e quindi assicurare un repentino risultato nel rispetto di una condizione non propriamente conforme ad una omeostasi posturale. Al fine di ottimizzare tale lavoro, sarebbe opportuno procedere ad una pratica di stretching “decompensato”, ovvero eseguire esercizi che reclutino non tanto singoli distretti muscolari, ma intere catene miofasciali (ovvero strutture muscolari che per topografia e fisiologia lavorano all’unisono in qualsiasi condizione). A tal proposito sarebbe opportuno rivolgersi ad un trainer specializzato che possa indicizzare un piccolo e semplice protocollo secondo Souchard, o Mezieres, o Busquet.

Indicazioni specifiche per il trainer
L’operatore tenga presente alcuni fondamentali criteri inerenti sia la valutazione, escludendo la presenza di cuneizzazioni vertebrali (es. test di ADAMS), che il trattamento in catena (tab. 3). Inoltre non dovrebbe essere trascurata l’importanza osso pubico e dello ioide, veri differenziali tra gravità e forza di reazione al suolo.


In riferimento alla cintura scapolare, bisognerebbe far praticare al soggetto una inibizione asimmetrica del movimento costale sfruttando la potente azione del diaframma toracico, in tal modo si procederebbe anche ad un drenaggio dei visceri addominali, spesso causa di un disallineamento posturale. Non andrebbero poi trascurati elementi come cattiva deglutizione, in riguardo all’unità mandibolare, ed il muscolo medio gluteo per ciò che concerne la cintura pelvica.

Conclusioni
Per quanto tempo sarà necessaria questa pratica? L’organismo umano ha una concisa capacità adattativa, così come una programmazione tendente all’ipertrofia muscolare genera un aumento di volumi muscolari (per adeguamento allo stress), oppure una pianificazione tesa al dimagrimento porta ad un ridimensionamento del tessuto adiposo, allo stesso modo le progressioni descritte porteranno ad una più simmetrica disposizione dei segmenti funzionali. Necessario (dopo circa tre mesi) sarà unicamente il rispettare la “simmetria” acquisita, ad esempio eseguire esercizi con i piedi allineati frontalmente, ed evitare esecuzioni monolaterali alle macchine (ad arto singolo).

Francesco Barbato

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