Atleti ed allenatori devono capire l’importanza del recupero ed evitare che si inneschi un meccanismo altamente pericoloso per la salute fisica e mentale

E’ ormai un dato di fatto che in qualunque competizione sportiva gli atleti siano sistematicamente spinti ai limiti delle loro capacità fisiche. Un programma di allenamento, seppur altamente esigente, può produrre notevoli risultati se organizzato con periodi di riposo e di recupero adeguati: passando per l’Overreaching, un affaticamento di breve durata e recuperabile in una o due settimane, induce un miglioramento delle prestazioni grazie all’effetto di supercompensazione. Se invece non si pianificano periodi di recupero adeguati, si può indurre la comparsa di una serie di sintomi che possono causare dei danni all’atleta sia dal punto di vista fisico che psicologico, arrivando perfino a comprometterne la carriera, e che vengono classificati con il termine sindrome da sovrallenamento o (OTS Over training syndrome). Atleti ed allenatori devono capire l’importanza del recupero ed evitare, quindi, che si inneschi questo meccanismo altamente pericoloso.

Lo studio dell’overtraining si presenta molto complesso ma sembra che la persistenza della sintomatologia (senso di stanchezza e diminuzione della performance) sia dovuta ad una inibizione dei segnali catabolici sugli organi bersaglio e soprattutto alla diminuzione della eccitabilità cellulare e neuromuscolare. La sua prevenzione si basa sul monitoraggio dei livelli di glutammina nel sangue, della eccitabilità neuromuscolare, e dei livelli di catecolamine nelle urine.

L’allenamento
“L’allenamento sportivo è un processo pedagogico-educativo che si concretizza con l’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità crescenti che stimolino i processi di supercompensazione e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche e tattiche dell’atleta, al fine di migliorarne la prestazione” (Vittori, 1983).
Quando un individuo è sottoposto a uno stimolo allenante con determinate caratteristiche di intensità, durata e frequenza, il suo organismo tende ad attuare una risposta adattiva, cioè di autoregolazione dell’organismo che si modifica funzionalmente e morfologicamente reagendo alle diverse richieste che arrivano dall’esterno. Lo stimolo allenante (sovraccarico o Overload) se opportunamente calibrato, innesca un processo adattivo definito supercompensazione (fig.1). Nell’allenamento è quindi fondamentale fornire lo stimolo giusto al momento giusto: in particolare occorre considerare che è proprio durante il riposo tra un allenamento e l’altro che l’organismo compensa lo stress subito dagli stimoli allenanti e attua meccanismi di “riparazione”. Il riposo è, quindi, importante quanto lo stimolo allenante ed è a tutti gli effetti parte dell’allenamento stesso.

Overreaching e Overtraining
Se i carichi di lavoro risultano molto elevati e prolungati nel tempo e le fasi di recupero insufficienti, è possibile che un atleta incorra in una situazione di under performance (sottoprestazione) che necessiti di un periodo che va da alcune settimane ad alcuni mesi di riposo per far sì che la situazione torni a normalizzarsi (Fry et al 1991; Lehmann et al 1993). Questo sovrallenamento a breve termine è definito Overreaching e, se gestito in maniera appropriata, allora si ha un adattamento positivo e un miglioramento della prestazione; in caso contrario può degenerare in Burnout (spossatezza, disfunzione del sistema neuroendocrino localizzata a livello ipotalamico che può verificarsi quando lo stress fisico ed emotivo supera la capacità individuale di sostenere gli allenamenti) oppure nell’Overtraining.
L’Overtraining è un sovrallenamento a lungo termine, cioè una situazione cronica di calo prestativo accompagnato da uno o più sintomi importanti di carattere fisico o psichico (tabella 1 e 2).
Esistono alcuni parametri metabolici frequenti nell’overtraning, come l’aumento dell’urea e creatinfosfochinasi. Negli atleti di endurance è presente lieve anemia, leucopenia, deficit di ferro, ridotta albumina sierica, ipoglicemia, ipotrigliceridemia, LDL e VLDL basse, aumento dei livelli plasmatici di noradrenalina e un’iperattività della ghiandola pituitaria (ipofisi) che provoca una secrezione elevata di cortisolo, per definizione “l’ormone dello stress” che compromette la crescita muscolare (può inibire la sintesi di DNA, RNA, proteine, GH, testosterone). Spesso le donne accusano amenorrea. I disturbi emotivi di solito si verificano prima di un calo delle prestazioni e in coincidenza con l’aumento del carico.

È possibile effettuare alcuni test di laboratorio per la diagnosi del OTS: ricerca della concentrazione della glutammina sierica (diminuisce nell’overtraning) oppure il dosaggio delle IgA salivari (marker dello stato immunitario alterato), la velocità di sedimentazione, il tasso delle gammaglobuline, il contenuto di CK e di magnesio.

Figura 1

Tabella 1: sintomi fisiologici dell’Overtraining

Tabella 2: sintomi psicologici dell’Overtraining

Come si tratta l’Overtraining?
La miglior cura è il riposo, associata a reidratazione con bevande zuccherate ma, nei casi più cronici, si può dover ricorrere a fleboclisi glucosate e farmaci (analettici-cardiorespiratori, cortisonici, cardiocinetici). Dal punto di vista psicologico può essere, infine, utile il cambiamento dell’ambiente in cui si svolge l’allenamento.

Le sindromi da under performance
Le sindromi da under performance sono molto più frequenti di quanto si pensi e non solo negli ultimi anni:

– Almeno il 70% negli atleti di endurance ha avuto situazioni di questo tipo (più o meno gravi) nel corso della propria carriera agonistica (Morgan et al 1987).

– Il 33% dei giocatori di basket che avevano partecipato ad un periodo preparatorio intensivo di 4 settimane mostrava segni riconducibili ad un’iniziale situazione di OT (Verma et al. 1978).

– Il 30- 50% dei calciatori mostra situazioni fisiologiche di under performance durante il periodo agonistico (Lehmann et al 1992).
Legge delle quattro P
Fatica muscolare cronica o sovrallenamento: Legge delle quattro P

– Polso (aumenta)

– Peso – Prestazione – Pressione (diminuisce)

Pierluigi Migliati

AVVERTENZA
I contenuti degli articoli di questo sito non hanno valore prescrittivo, ma solo informativo e culturale. Tutti i nostri consigli e suggerimenti vanno sempre sottoposti all’approvazione del proprio medico.
NOTA INFORMATIVA INTEGRATORI ALIMENTARI
Leggere attentamente l’etichetta apposta sul prodotto. In caso di uso prolungato (oltre 6-8 settimane) è necessario il parere del medico. Il prodotto è controindicato nei casi di patologia epatica, renale, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni. Gli integratori non sono da intendersi come sostituti di una dieta variata. Non superare la dose consigliata. Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei 3 anni di età.
NOTA SUL COPYRIGHT.
Tutti gli articoli pubblicati nel sito sono di proprietà di Api Editrici e sono protetti dal diritto d’autore. Sarà perseguita ogni riproduzione anche parziale non autorizzata.

Commenta con Facebook

Commenti