Avvocato Risponde

L’Avvocato risponde ai tanti quesiti di ordine legale sul mondo delle palestre

Gentile Avvocato, tre mesi fa ho acquistato una serie di macchinari per la mia palestra,
che prevedono anche un servizio di assistenza di un anno compreso nell’acquisto.
Il problema è che diversi macchinari risultano difettosi, non perfettamente funzionanti, e continuano a esserlo nonostante le visite ricevute da parte del servizio di manutenzione e assistenza. Ora la mia domanda è: posso chiedere il ritiro di questi macchinari? O avere un risarcimento per il malfunzionamento che non mi ha permesso di utilizzarli a pieno e di tenerli in alcuni casi spenti? Grazie

Gentile Lettore,

purtroppo la questione sottopostaci è strettamente legata alla forma e al contenuto del contratto da lei sottoscritto nonché al tipo di vizio riscontrato, pertanto non è possibile dare parere nello specifico. Ad ogni modo, in linea di massima, si può affermare che a norma dell’art. 1490 c.c., il venditore è tenuto a garantire che la cosa venduta sia immune da vizi che la rendano inidonea all’utilizzo cui è destinata ovvero ne diminuiscano in modo apprezzabile il valore. Sul punto è bene chiarire che il compratore potrà agire per le vie legali solo per i vizi “occulti” della cosa, ossia per i difetti di cui non aveva conoscenza prima della stipula e che non avrebbe potuto conoscere utilizzando l’ordinaria diligenza. I vizi, inoltre, devono essere giuridicamente rilevanti ovvero di gravità sufficiente a rendere il bene inidoneo all’uso a cui è destinato o tali da diminuirne in modo apprezzabile il valore (cfr. art. 1490 c.c.). In presenza di tali vizi, la disciplina codicistica offre al compratore un duplice canale di tutela: la risoluzione del contratto e una proporzionale riduzione del prezzo, fermo restando l’obbligo del venditore di risarcire al compratore i danni derivati dai vizi della cosa (purché provati), a meno che il venditore non dimostri di avere ignorato senza colpa i vizi della cosa (cfr. art 1494 c.c.).
Orbene, tale normativa prevede di contro che l’acquirente denunci i vizi entro otto giorni dal loro verificarsi e proceda all’azione legale entro un anno dalla denuncia. Nel caso di specie mi sembra che Lei abbia provveduto tempestivamente a denunciare i vizi e quindi non essendo trascorso un anno da detta denuncia è nei termini per poter azionare i propri diritti.

Sono il titolare di una palestra di Bergamo e non so come comportarmi con una cliente. La signora ha pagato un abbonamento annuale all’inizio dell’anno, ma poi per motivi di salute ha dovuto interrompere la frequenza in palestra. È mancata tre mesi e al suo rientro mi ha chiesto di poter recuperare i mesi persi o sotto forma di prolungamento dell’abbonamento o sotto forma economica. Il punto è che io non lo trovo giusto e che potrei venirle incontro concedendole un mese in più, ma non oltre. Lei minaccia di farmi causa. Vorrei sapere dove sta la ragione. Grazie

Egregio lettore,

La sua cliente avrebbe potuto richiedere nei casi previsti dal contratto il recesso, oppure, una sospensione  temporanea del rapporto, in considerazione della momentanea impossibilità di ricevere la controprestazione.  Invero, tali richieste, sospensione o recesso, avrebbero dovuto essere tempestivamente e preventivamente comunicate al gestore della palestra. Ciò posto ritengo, laddove la Signora provi di aver avuto una reale condizione di menomazione fisica, tale da rendere impossibile lo svolgimento di qualsiasi attività nella palestra, che sarebbe opportuno trovare con la stessa un punto d’incontro che contemperi equamente le esigenze di entrambe le parti. Purtroppo, non avendo potuto visionare le clausole contrattuali, non mi è possibile nello specifico pronunciarmi sull’esperibilità o meno da parte della cliente di una eventuale azione legale. 

STUDIO LEGALE
AVV. ALESSIA POLVERINI
AVV. SIMONA GIUDICI
Via Cola di Rienzo  n. 28- 00192 Roma
Tel 063612686 – Fax 063216438

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