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Possiedono realmente un’enorme varietà di valori nutrizionali? O le proprietà di questi frutti sono esasperate a causa di fini pubblicitari e di marketing?

L’Açai (si pronuncia assaì) è il frutto dell’açaizero, una palma fruttifera della famiglia dell’Euterpe Oleracea, che cresce spontaneamente nella zona nord della foresta amazzonica, in terreno fertile laddove l’acqua è più abbondante.
Questa palma può raggiungere un’altezza di circa 25 metri, cresce solo in alcuni stati del Brasile, nel nord ed in particolare negli stati del Parà e del Amapà.

Caratteristiche del frutto di Açai
Il frutto matura fra luglio e dicembre ed è una grossa bacca color porpora scuro, di forma sferica, del peso medio di un grammo e il cui nocciolo occupa quasi l’80% del frutto. La polpa ha una consistenza granulosa. Le bacche di açaì pendono dai rami delle palme e tradizionalmente si raccolgono a mano: gli uomini della tribù si arrampicano sull’albero e tagliano i rami nella parte superiore della pianta. Ma le proprietà naturali dell’acai restano attive solo per 24 ore dopo la raccolta: le bacche devono dunque essere caricate in ceste e trasportate subito dopo il loro raccolto, durante la notte, in maniera che i mercati di Belem abbiano i prodotti la mattina seguente. Ogni palma di açaì produce circa 20 kg di frutti all’anno ed il succo prodotto da questi frutti è diventato il prodotto economicamente più importante dopo il legno. Belem, in Brasile, impiega più di 30.000 persone nella produzione, raccolta e vendita dell’Acai. Per centinaia di anni le bacche di Acai sono state un alimento tradizionale dei popoli indigeni del Rio degli Amazzoni, tanto da diventare parte della loro tradizione folkloristica, trovando strada nella leggenda così come nella tradizione culinaria. Anche se crescono in terreni che distano migliaia di chilometri da Rio de Janeiro, è stato proprio qui che le bacche hanno guadagnato per prima la loro fama di super alimento e la stima di migliaia di persone. Le bacche di Acai vengono portate in città negli anni ’70-80 dai brasiliani del nord trasferiti a Rio. Le Bacche di Acai hanno iniziato ad essere largamente consumate dai cariocas (abitanti nativi di Rio) come fonte naturale di energia quotidiana. I media di tutto il mondo ne parlano già da qualche tempo, sostenendo che nonostante le piccole dimensioni, le bacche di Acai hanno un’enorme varietà di valori nutrizionali come pochi altri frutti al mondo e visto la grande risonanza che è stata data alle eccezionali proprietà di questo frutto e le conseguenti grandi richieste del mercato, le coltivazioni si sono estese anche in molte regioni del Sudamerica. Si consumano sotto forma di barrette, di perle, capsule, succhi o bevande. Si producono anche preparati cosmetici. Tutto ciò ha fatto sì che il mondo dell’integrazione le proponesse come una specie di superfrutto utile in varie situazioni (secondo alcuni funzionerebbe infatti oltre che come antiossidante, anche come energizzante, come coadiuvante per il dimagrimento, come ipocolesterolemizzante, per la prevenzione e il contrasto del cancro e delle malattie su base infiammatoria, autoimmune ed allergica, come protezione dal colesterolo in eccesso e dalle malattie cardiovascolari e tanto altro).

Quanto c’è di vero
Dal Dipartimento di Scienze degli Alimenti e Nutrizione Umana dell’Università della Florida (USA), l’Acai è riconosciuto come un alimento interessante per l’utilizzo in prodotti nutraceutici grazie alle numerose proprietà funzionali che possiede. Ma vediamo di analizzare i reali benefici che possiede la bacca di Acai e ciò che invece è da ridimensionare, perché esasperato a causa di semplici fini pubblicitari e di marketing. Se si considerano i valori nutrizionali, si può apprezzare l’alto contenuto in antocianine – antiossidanti tipici della frutta con tonalità rosso scure, blu e nere, come uva e mirtillo – che hanno un effetto protettivo sul micro e macrocircolo (utili in presenza di fragilità capillare e relative manifestazioni). Proprio come nell’uva, le antocianidine, i relativi glicosidi e gli altri polifenoli, si concentrano nella buccia, raggiungendo concentrazioni superiori a quelle dei frutti di bosco. Ma, in ogni caso, il potere antiossidante complessivo è paragonabile a quello di altri frutti noti da tempo per le stesse proprietà, tanto che per uno studio americano del 2008, il valore antiossidante del succo di Acai risulta inferiore a quello del succo di melograno, del vino rosso, del mirtillo, anche se superiore a quello dei succhi di arancia, mela e del tè freddo. Le bacche di Acai possiedono discrete, ma non certo eccezionali, percentuali di calcio, ferro e vitamine A e C, oltre che una massiccia presenza di fibre e fitosteroli. È presente il Resveratrolo, un fenolo non flavonoide contenuto principalmente nella buccia dell’acino d’uva, a cui è attribuita una probabile azione antitumorale, antiinfiammatoria e di fludificazione del sangue, ma in concentrazioni molto basse, mentre è buono il contenuto proteico e lipidico, con prevalenza di acidi grassi monoinsaturi (acido oleico – 54% c.a) e discrete percentuali di polinsaturi (principalmente acido linoleico 12.5% c.a.) e di uno degli acidi grassi più aterogeni, l’acido palmitico (26.7% c.a.). Si può concludere che prima di decantare eccezionali e portentose le qualità di questo frutto, la prudenza è d’obbligo: gli attuali studi scientifici che riguardano l’Acai lo classificano sicuramente come un ottimo antiossidante, ma altri frutti più comuni e più facilmente reperibili hanno altrettante e ugualmente ottime caratteristiche in tal senso. Il suo consumo è certamente da raccomandare, ma senza esasperarne virtù e decantare proprietà inesistenti.

Iader Fabbri

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