606

Non devono essere sottovalutate, ma al contrario vanno tenute nella massima considerazione, poiché da un trattamento idoneo può dipendere il proseguimento della disciplina sportiva

Durante lo svolgimento di una disciplina sportiva, specie se particolarmente impegnativa, si può andare incontro ad episodi dolorosi a carico dei muscoli, provocati da una lesione delle fibre muscolari. Questo tipo di danno rappresenta l’evento traumatico acuto di più comune osservazione in ambito podoposturologico e medico-sportivo, con una incidenza compresa tra il 10 e il 30% di tutti i traumi da sport. Tali patologie non devono essere sottovalutate, ma al contrario vanno tenute nella massima considerazione, poiché dal loro corretto inquadramento e da un trattamento idoneo può dipendere il proseguimento della disciplina sportiva non solo negli atleti di alto livello, ma in attività amatoriali. Risulta molto importante sottolineare che la classificazione delle lesioni muscolari è rappresentata dalla natura diretta o indiretta del trauma. In tal senso si possono distinguere:

– Lesioni muscolari da trauma diretto (contusione muscolare) in cui l’agente che produce la lesione è esterno, colpisce il muscolo con particolare violenza; il danno solitamente è maggiore se l’urto avviene quando il muscolo è contratto.

– Lesioni muscolari da trauma indiretto, in cui la lesione della muscolatura è legata ad una contrazione troppo rapida del muscolo e da una fase di completo rilasciamento; fattori predisponenti possono essere lo scarso allenamento, l’eccessiva fatica muscolare, la scorrettezza del gesto atletico, fattori ambientali climatici (il freddo) o terreni di gioco che non consentano la perfetta aderenza provocando movimenti scoordinati.

Le lesioni da trauma indiretto possono essere:
– contrattura;
– stiramento;
– strappo;
– strappo di primo, secondo o terzo grado.

Classificando in modo semplice e chiaro possiamo dunque distinguere i seguenti tipi di traumi:
– Contrattura: si manifesta con dolore muscolare che insorge quasi sempre a distanza dall’attività sportiva, mal localizzato, dovuto ad un’alterazione diffusa del tono muscolare, imputabile ad uno stato di affaticamento del muscolo, in assenza di lesioni anatomiche evidenziabili macroscopicamente o al microscopio ottico.

– Stiramento: è sempre conseguenza di un episodio doloroso acuto, insorto durante l’attività sportiva, ben localizzato, per cui il soggetto è costretto ad interrompere l’attività, pur non comportando necessariamente un’impotenza funzionale immediata e del quale conserva un preciso ricordo anamnestico. La conseguenza sul piano clinico è rappresentata da maggiore tonicità del muscolo, accompagnato da dolore.

– Lo strappo muscolare: o distrazione, si manifesta con dolore acuto, violento che compare durante l’attività sportiva attribuibile alla lacerazione di un numero variabile di fibre muscolari. Lo strappo muscolare è sempre accompagnato da uno stravaso ematico più o meno evidente a seconda dell’entità e della localizzazione della lesione e dall’integrità o meno delle fasce. Si valuta in relazione ad una scala di gravità riferita alla quantità di tessuto muscolare lacerato composta da tre gradi.

Cosa fare in caso di lesione muscolare?
L’aspetto più importante è quello di individuare sin dalle prime fasi la gravità della lesione, perché da questa dipende il tipo di trattamento; è di fondamentale importanza, quindi, effettuare una ecografia e rivolgersi subito allo specialista. L’applicazione locale di ghiaccio per i primi due giorni consente, inoltre, da un lato di ridurre il dolore e dall’altro di bloccare l’emorragia presente. Naturalmente occorre considerare, trattandosi di atleti, che le condizioni di partenza di trofismo muscolare sono notevoli e quindi il lavoro di recupero deve essere più intenso con numero di contrazioni elevatissime (1000-2000 al dì).
Le sedute devono essere suddivise nella giornata per evitare un eccesso di fatica ai muscoli sollecitati e quindi la conseguente impossibilità a svolgere gli esercizi successivi. Per il recupero della forza, che si ottiene attraverso il carico in isometrica (6 secondi di contrattura massimale seguiti da 9 secondi di rilasciamento per 10 volte consecutive per 8-10 sedute al giorno) si collaborerà strettamente con il preparatore in modo da pianificare la preparazione all’agonismo. Oltre al trofismo e alla forza muscolare è necessario che l’atleta recuperi lo schema motorio, in pratica l’esecuzione di massima coordinazione del gesto sportivo. Per questo fine sono indicati esercizi di recupero articolare assistiti (attivi e passivi), da svolgere contemporaneamente agli esercizi per il trofismo muscolare. Questi indirizzi di trattamento permettono il recupero dell’atleta in tempi brevi, con minimo rischio, mentre solo l’osservazione dell’atleta sul campo permette di giudicarne l’avvenuta completa guarigione.  Al classico iter-terapeutico (terapia farmacologica, fisiokinesiterapica, t. infiltrativa) si aggiunge, inoltre, “il Kinesiotaping” che viene utilizzato in ambito sportivo prima, durante e dopo il gesto atletico; prima per preparare/prevenire e dopo per defaticare. È importante sottolineare che, a scopo preventivo, e comunque nel trattamento della sintomatologia dolorosa, risulta importante valutare lo sportivo, dal punto di vista sia podologico/biomeccanico che posturale con l’eventuale ausilio di apparecchiature elettroniche all’avanguardia come la pedana baropodometrica e stabilometrica o mediante l’utilizzo di solette elettroniche, al fine di ottimizzare con un plantare neurobiomeccanico l’appoggio plantare, migliorare quindi la deambulazione e di conseguenza la corsa evitando delle recidive e migliorando la performance.

Prof. Dr. Antonio Pacilio

Per approfondimenti

www.posturologiapacilio.it

www.siponline.it

Commenta con Facebook

Commenti