Le potenzialità dei circuiti in acqua

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Suddividere la piscina in settori e creare dei circuiti differenziati per le varie esigenze: è questa l’organizzazione che premia

Per la maggior parte dei club la piscina è un costo passivo. Un ambiente che serve a giustificare un costo di abbonamento appena un po’ più alto di un low cost, catturare qualche cliente che ama nuotare in pace e proporre due o tre corsi di acquagym al giorno. Ma questo è un peccato! La piscina può e deve diventare un ambiente straordinario di grande redditività e un ambiente che completa servizi e programmi.

Per ottenere ciò è necessario cambiare pelle, passare dal CORSO al PERCORSO: programmi di attivazione, programmi per la microcircolazione, attrezzi specifici in piscina come in palestra e la figura del “bagnino” che diventi un istruttore di sala, che possa svolgere azioni di consulenza per gruppi o elargire anche servizi di PT e non solo corsi di nuoto. Organizzare la piscina in settori e con un orario flessibile permetterà di accogliere i clienti (specialmente i nuovi), ascoltarli, aiutarli a organizzare un piano di lavoro utile alle loro esigenze…

Creiamo un circuito
Diventa fondamentale creare dei circuiti. Facciamo un esempio: individuo di 60 anni con mal di schiena. L’assistente di vasca lo può accogliere, invitare a fare qualche esercizio di decompressione con l’ausilio di qualche attrezzo e poi fargli fare qualche esercizio di mobilizzazione e stretching nella “vasca baby” in genere più calda. Per un tempo totale che va dai 15 ai 35 minuti. Altro esempio: ragazza di 30 anni che vuole rassodare e combattere la cellulite.

In questo caso si può programmare l’azione a seconda che la ragazza in questione faccia palestra o meno prima di entrare in acqua. Infatti, se la parte di tonificazione fosse delegata alla palestra in acqua, potrebbe fare un programma drenante di 35 min a circuito indossando il pantalone FEPTY testato con l’università di Padova. In questo caso il circuito sarebbe composto dall’alternanza di pedalata in acqua, esercizi a corpo libero, e battuta di gambe a dorso con galleggiante di sostegno. Movimenti ampi e cambi ogni due minuti. A ogni cambio si beve un sorso d’acqua per aiutare l’osmosi cellulare esaltata dall’ambiente acquatico e dallo stimolo circolatorio dei pantaloni. Ecco stiamo parlando di un percorso…

Quindi eliminiamo i corsi?
Tutt’altro, verranno alimentati, ma da allievi più consapevoli e motivati. Perché prima ascoltati e istruiti. È quello che succede presso il centro Eden di Reggio Emilia. Lavoriamo ormai sui circuiti da anni e gestiamo con molta soddisfazione anche economica il target funzionale. Ci siamo conquistati la fiducia dei medici che ci inviano clienti con piccole patologie.

I nuovi clienti passano attraverso un circuito in acqua prima di scoprire i corsi di acquagym. Nel circuito funzionale imparano gli esercizi che danno risposta alle malattie croniche, imparano il nuoto wellness e conoscono persone mentre fanno esercizi comuni senza il frastuono musicale. Dopo qualche mese scoprono i corsi musicali. E per loro diventa una gioia e un divertimento, quindi si completa la fidelizzazione.

Cambiare pelle
Da qui è evidente che una programmazione della piscina solo con corsi di nuoto e acquagym non può essere una risposta vincente al grande popolo di inattivi che esiste fuori e che il mondo del fitness vuole conquistare. È necessario cambiare pelle! Le piscine pubbliche avranno più difficoltà a concepire tale visione ma per i club che sono organizzati anche con piccole vasche diventa una necessità assoluta dare valore all’acqua. Una opportunità che non può essere persa in questo momento di crisi. E l’investimento non è alto. Formazione, qualche attrezzo e via!

Nuoto adulti principianti
È un concetto vecchio e non più vincente. Adulti che vogliono o desiderano imparare a nuotare ce ne sono ancora, eccome, ma si vergognano e la maggior parte rinuncia. Sono pochissimi quelli che superano la vergogna di iscriversi in un corso di nuoto adulti, per poi presentarsi in vasca e mettersi in un angolino di piscina e sentirsi uno sfortunato ammirando tutti gli altri che nuotano con disinvoltura. Il contesto vincente è ancora una volta il circuito.

Oltre a imparare a nuotare faccio esercizi ginnici in acqua che aiutano il mio stato di forma, o addirittura faccio esercizi che mi risolvono il dolore alla schiena e mi migliorano la microcircolazione. Ecco, questo è un contesto molto diverso che dà l’opportunità all’istruttore di alternare esercizi ginnici ad esercizi di ambientamento in acqua.

Quindi sì a una piscina con corsi organizzati: uno spazio con attrezzi e piccoli attrezzi e uno spazio dedicato alla didattica natatoria. Supponiamo che l’istruttore si trovi un gruppo di 12 allievi principianti eterogenei, in questo caso ne seguirà la metà da un punto di vista natatorio mentre gli altri eseguiranno un percorso facile con attrezzi in acqua e poi si cambia. L’attenzione dell’istruttore è soprattutto su chi deve imparare a nuotare e assegna dei compiti ginnici agli altri. Questi ultimi affronteranno il percorso chiacchierando e conoscendosi senza perdere tempo, senza sentirsi a disagio perché il contenuto non sarà solo il nuoto ma obiettivi salutistici molto più importanti.