Lo sport come forma di inclusione

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La cooperativa progetto Filippide Lombardia onlus porta avanti attività a favore di bambini e ragazzi diversamente abili che ruotano intorno allo sport

Proprio nel quartiere in cui c’è la sede della rivista La Palestra, sorge una cooperativa sociale che da diversi anni si occupa di progetti di inclusione sociale per bambini e ragazzi diversamente abili. Molti di questi, ruotano intorno allo sport.
Abbiamo intervistato la presidentessa, Monica Lo Dato, per farci raccontare le caratteristiche della loro organizzazione e le lodevoli finalità che si prefigge.

Quando è nata e quali sono le attività principali della cooperativa?
La cooperativa progetto Filippide Lombardia onlus nasce ufficialmente nel novembre 2011 a Cassina dè Pecchi – interland di Milano – territorio della Martesana, ma la sua creazione ha inizio molto tempo prima con la fondazione dell’ass. Raggio di Luce, un’associazione di genitori che nel 2005 parte con una serie di progetti di inclusione sociale proprio per bambini e giovanissimi disabili. Le attività e i progetti realizzati vanno tutti in un’unica direzione: inclusione, socializzazione e strutturazione di nuove idee che possano colmare il deficit progettuale delle istituzioni nell’età più critica l’adolescenza.

Quali programmi, in particolare, riguardano l’ambito sportivo?
Il progetto Filippide sport autismo e malattie rare, da cui prende il nome la cooperativa, è il progetto più socialmente inclusivo che oggi possiamo offrire a tutti quei bambini e adolescenti con disabilità intellettiva e relazionale. Il progetto nato a Roma dal dott. Nicola Pintus e riconosciuto dal Coni e dal Cip come benemerita, conta circa 40 atleti che vanno dai 9 anni ai 27. Intorno al progetto siamo riusciti a sviluppare non solo la parte sportiva ma anche tutta la parte del volontariato, coinvolgendo ben 27 atleti normodotati alcuni dei quali con la stessa età degli atleti disabili. Insieme condividono gli allenamenti e le gare costituendo così tutti insieme LA SQUADRA FILIPPIDE.

Potete descriverci caratteristiche e finalità?
Il progetto porta avanti due specialità sportive: la corsa e il nuoto. Il nuoto come strumento propedeutico alla corsa, la corsa come mezzo per eccellenza di inclusione essendo sia sport che educazione. La partecipazione a gare, anche non agonistiche, permette agli atleti disabili di raggiungere ottimi risultati sia da un punto di vista di squadra sia di inclusione con gruppi di atleti normodotati. Partiamo così non dal deficit ma dall’abilità che ogni ragazzo ha in sé: camminare. Le gare sono quindi in contesti normalizzanti e ciò ci permette di lavorare sulle autonomie, sul gruppo, sull’autostima e l’autodeterminazione.

Quali servizi portate avanti?
Oltre allo sport, abbiamo attivato percorsi laboratoriali dove il benessere psicofisico e il mantenimento delle abilità cognitive e di relazione sono al primo posto, un centro socio educativo sempre per minori, una ludoteca il sabato pomeriggio intesa come luogo di aggregazione e di incontro, un piccolo centro terapeutico e di sostegno alla genitorialità e l’accompagnamento dalle scuole medie alle scuole superiori.

Chi sono i vostri utenti principali?
Per primi sono i minori, gli adolescenti e i giovani adulti disabili ma nell’aiutare e sostenere loro accompagniamo anche i loro genitori, i fratelli.

Qual è il vostro sogno?
Il nostro sogno è che le istituzioni, sia locali che regionali, si rendano conto della nostra progettazione e sostengano questa modalità finanziandola e rendendola gratuita per le famiglie che ad oggi, invece, devono da sole sostenere il costo di ciò che dovrebbe essere un diritto.

Per informazioni:

http://progettofilippidelombardia.com