Una malattia chiamata dieta

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Quali sono i limiti delle diete? E perché perdere chili in eccesso, in fondo, va considerata una questione “mentale” più che una questione fisica?

L’alimentazione è uno dei fattori primari di sopravvivenza per tutte le specie animali. L’uomo attinge il proprio sostentamento dagli alimenti. Per alimenti si intendono “le sostanze che, sottomesse allo stomaco, possono assimilarsi per mezzo della digestione riparando le perdite che fa il corpo umano nell’esercizio della vita” (Anthelme Brillat-Savarin, 1825).

Nella biochimica della nutrizione, di fondamentale importanza sono gli effetti che produce ogni differente sostanza alimentare (carboidrati, proteine, grassi, micronutrienti e via dicendo) nel nostro organismo. Ma al di là di ogni dato sperimentale, il problema sempre più frequente dell’alimentazione disordinata è l’allarme obesità. L’obesità e il sovrappeso possono provenire principalmente da fattori puramente ormonali o genetici (“Faccio fatica a dimagrire” oppure “Ingrasso mangiando anche solo un grissino”, possono configurarsi come giustificazioni o affermazioni dettate dalla propria natura obesogena, di un metabolismo che tende più all’accumulo che al dispendio), oppure presentarsi come fatto “culturale” (in primo luogo le abitudini alimentari, come ad esempio mangiare velocemente il proprio pasto oppure consumarlo davanti alla Tv o al PC).

Ma, oggigiorno, quando si parla di dimagrimento, viene messo in risalto un aspetto sottovalutato per tanto tempo: quello mentale. Infatti, più che di calcoli calorici, si parla di psico-alimentazione, di psico-dimagrimento, psiconutrizione et similia.

Sintesi perfetta che fa comprendere come quel termine rappresentativo del campo della dietologia, ovvero la DIETA, sia in crisi per non essere stato in grado di arginare il problema del sovrappeso e dell’obesità, dimensioni crescenti di anno in anno.

Come “funzionano” le diete classiche
Il congegno della dietologia, tout court, ruota attorno ad affinità e differenze: tutti gli alimenti vengono misurati caloricamente, ma ognuno di essi ha una differente azione ormonale sull’organismo.

In primis, la riduzione calorica – uno dei cardini fondamentali della sua impostazione – che predispone alla “calma insulinica”, ovvero all’evitamento della circostanza secondo cui gli sbalzi repentini di glicemia inducano il corpo al deposito di grassi. Ma, spesso, accade che la dieta, soprattutto facendo affidamento a riviste o ai famigerati “consigli”, venga ridotta al mero deficit energetico, ad un’alimentazione eccessivamente ridotta in calorie. Da questa mancata distinzione spesso ne consegue stanchezza, umore depresso, disturbi del sonno e della concentrazione, apatia e via dicendo (in questo frangente, ci sarebbe da chiedersi: “quanta ricchezza vitale si perde nel risparmio calorico?”).

In sintesi, con le strategie nutrizionali adeguate non si permette che la pesantezza calorica divenga ascesa del grasso, pertanto si tende ad emarginare alcuni alimenti e prediligerne altri.

In questa discriminazione alimentare si tenta di far scacco al decorso cronico e patologico del sovrappeso.
Ma spesso si assiste ad una dichiarazione dolorosamente incompleta:
– Sono ingrassato!
– Hai seguito le indicazioni della dieta?
– No…

La motivazione+-
La maggior parte delle diete è formulata in modo corretto a livello alimentare, in special modo quelle che il nutrizionista o il dietologo strutturano in maniera personalizzata per i propri clienti. Tuttavia, i suggerimenti dei professionisti del settore alimentare servono a ben poco se poi ad essi non segue un riscontro nella mente dell’individuo
(Conti, Lombardo, 2011). Se gli ostacoli che s’interpongono tra noi e la dieta fossero meramente “faccenda dietologica” la scienza dell’alimentazione in tale ambito avrebbe ottenuto un successo straordinario. Ad indicarci questa strada, paradossalmente, sono proprio i dietologi/nutrizionisti/dietisti che, dopo aver articolato il programma alimentare, fanno comprendere al proprio cliente come tale percorso richieda motivazione, volontà, tenacia ed altri simili agenti di cambiamento che partono proprio dalla predisposizione psicologica dell’individuo; non spiegando tuttavia come accedervi.

Nei bambini obesi in terapia dietologica si sono osservati livelli di psicopatologia ansiosa o depressiva significativamente più alti (37,3%) rispetto a quelli non sottoposti ad alcun trattamento (23%) (Van Vlierberghe, Leen, et al., 2009). Tale dato potrebbe sostenere l’ipotesi del possibile effetto iatrogeno di incongrue terapie dietetiche. E le cose sembrano peggiorare nei dati provenienti dalla vita adulta: studi di follow-up a lungo termine sul trattamento dell’obesità indicano come il 90-95% di coloro che perdono peso lo riacquistano entro pochi anni (Garner, Wooley, 1991), a volte anche con gli interessi (Sarlio-Lahteenkorva S., Rissanen A., Kaprio J., 2000).

Da tali studi emerge come l’obesità rappresenti un tipico esempio di patologia cronica che, come il diabete, l’ipertensione arteriosa o le dislipidemie, porta non solo il paziente ma, spesso, anche il medico ad un forte senso di frustrazione e inadeguatezza delle strategie e tecniche adottate. L’individuo sottoposto a dieta, dopo un breve periodo, comincia ad avventarsi contro l’irritante e spaurito smacco di divieti e, a volte, contro sé stesso, o lo specialista, come un cane contro il padrone che gli ha praticato un medicamento doloroso.

Proprio le diete ipocaloriche, “scodellate” dal mondo scientifico e dalle tante proposte commerciali che promettono risultati immediati, sembrano essere responsabili del circuito restrizione-disinibizione dal comportamento alimentare inadeguato che da esse scaturisce: il “Wight-Cycling Syndrome” (restrizione – disinibizione – colpa/allarme – restrizione) (Beck, 2008), nonché di specifici disturbi della sfera psicologica. Queste oscillazioni di peso possono influire sulle condizioni psicologiche giacché non riuscire a mantenere il peso raggiunto con le diete provoca sentimenti di fallimento personale, di perdita del controllo sulla propria vita e di scarsa autostima (Simkin-Silverman, Wing, Plantinga, Matthews, Kuller, 1998).

Nondimeno fare pressioni sui pazienti per motivarli alla perseveranza nella dieta determina una spaccatura tra coloro che ancora resistono e coloro che sono più disponibili al cambiamento e sembra produrre un maggior drop-out (Treasure, Schmidt, van Furth, 2006). Come disse Karl Kraus della psicoanalisi, in una differente accezione, potrebbe la dieta essere considerata come “la stessa malattia di cui pretende di esserne la cura?”.

BIBLIOGRAFIA
1. Anthelme Brillat-Savarin, Fisiologia del gusto, 1825.
2. Van Vlierberghe L., Braet C., Goossens L., Mels S. (2009) “Psychiatric disorders and symptom severity in referred versus non-referred overweight children and adolescents”, Eur. Child Adolesc. Psychiatry, 18(3): 164-73.
3. Garner, David M., and Susan C. Wooley. “Confronting the failure of behavioral and dietary treatments for obesity.” Clinical Psychology Review 11.6 (1991): 729-780.
4. Sarlio-Lahteenkorva S., Rissanen A., Kaprio J. (2000), A descriptive study of weight loss maintenance: 6 and 15 year follow-up of initially overweight asults, in “ Int J Obes Relat Metab Dis”, 24, 116-25.
5. Beck, Judith S. Dimagrire con il metodo Beck. Impara a pensare da magro. Edizioni Erickson, 2008.
6. Simkin-Silverman, L. P., Wing, R. R., Plantinga, P., Matthews, K. A., Kuller, L. H., (1998). Lifetime weight cycling and psychological health in normal weight and overweight women. International Journal of Eating Disorders, 24(2), pp. 175-183.
7. Claudio Lombardo, Debora Conti. DIMAGRIRE SENZA DIETE! (1° parte) Rivista “CULTURA FISICA”, settembre/ottobre 2011.
8. Janet Treasure, Ulrike Schmidt, Eric van Furth, I disturbi dell’alimentazione, Il Mulino, 2006.
9. Kraus, Karl. Detti e contraddetti. Ed. Roberto Calasso. Adelphi, 2002.

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Laureato in Scienze Organizzative e Gestionali ed in Scienze Tecniche Psicologiche e laureando in Processi Cognitivi e Tecnologie. E’ autore dei libri: “Iscriversi in palestra e continuare ad andarci”, “Dal mondo del sovrappeso all’universo dell’obesità” “La scienza del dimagrimento” e coautore del libro “La dipendenza affettiva e sessuale tra normalità e patologia”. Per informazioni consultare il sito internet: www.dimagrirefit.com