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Le bevande light registrano alti dati di vendita: ma quali sono le loro specifiche? Perché vengono definite “leggere”? E possono essere nocive per la salute?

Da diversi anni la parola “light” è entrata nel lessico comune, collegando ad essa un concetto di alimentazione “sana”, ipocalorica, sinonimo di un regime di vita molto “trendy”. La denominazione è diventata così diffusa che anche il marketing spesso se ne appropria, facendo leva su tutte le motivazioni positive che nell’immaginario vengono collegate al termine light.

Quando un prodotto è veramente LIGHT
Secondo la legge 90/496/CE e 1924/2006 un cibo può denominarsi a ridotto contenuto calorico (o light o leggero) solo se il prodotto ha un contenuto calorico inferiore del 30% rispetto ad un prodotto similare ed occorre che vengano specificate le caratteristiche che provocano la riduzione del valore energetico o light dell’alimento. Per le bevande può essere usata la dicitura “SENZA CALORIE” solo se il prodotto non contiene più di 4 Kcal per 100 ml. È quindi logico che le bevande, non avendo normalmente un contenuto di grassi, ricerchino la dicitura LIGHT, concentrandosi sul contenuto di zuccheri e quindi sul contenuto calorico totale. Ciò si ottiene lavorando con i cosiddetti polialcoli (o Polioli) o con gli edulcoranti artificiali. I polialcoli hanno calorie ma sono assimilati solo in parte, quindi in realtà apportano un numero ridotto di calorie (mediamente 2,4 Kcal/g). Si tratta di prodotti come il Sorbitolo, Maltitolo, Xilitolo, ma purtroppo queste molecole hanno un basso potere dolcificante, mediamente inferiore al normale saccarosio. Discorso diverso per i dolcificanti di sintesi (Aspartame, Ciclamati, Saccarina, Acesulfame K ecc.) dove il potere dolcificante è di 100/400 volte.

Cos’è la DGA?
Come molti additivi, l’uso di questi edulcoranti è strettamente normato e quindi il loro consumo non deve mai superare la Dose Massima Giornaliera Ammissibile (DGA).

La DGA dei principali edulcoranti è:

DGA (mg/kg peso corporeo)
Saccarina                 5
Aspartame              40
Acesulfame K         9
Ciclammato            11

Logicamente, visto il loro peso contenuto, sono i bambini a correre maggiormente il rischio di andare oltre la DGA massimale. Rimane un dubbio relativo al fatto di consumare giornalmente alimenti diversi, ciascuno dei quali contiene un edulcorante sintetico diverso; il rischio di andare oltre alla DGA con ciascuna delle molecole è molto bassa ma certamente non è salutare usare grandi quantitativi, anche se di molecole diverse, di dolcificanti artificiali.
Secondo i dati di mercato, le bevande light manifestano un’impennata di vendita, nonostante il loro costo sia in media più alto rispetto alle bibite “tradizionali”; analogamente anche nel mondo del fitness la diffusione è verticale, al punto che alcune bevande di reintegro salino, dove in molti casi una piccola quota di zuccheri sarebbe potuta essere logica e ammissibile, hanno preferito seguire il marketing e proporre la formula “light”.

Le bevande light fanno male?
Confesso che anche io sono disorientato quando mi viene chiesto: “ma fanno male”? Il dato di fatto è che dolcificanti come l’aspartame sono stati più volte messi sul banco degli imputati e poi sistematicamente assolti. La preoccupazione è solitamente legata al potenziale rischio cancerogeno, ma la cosa che ha lasciato molti di stucco è che i ricercatori francesi dell’INSERM – Institut National de la Santé et de la Recherche Médicale – abbiano affermato che il bere bevande light faccia aumentare di molto il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2. Lo studio riporta i risultati condotti su 66mila donne francesi ed è pubblicato sul Journal of Clinical Nutrition. Lo studio è durato 14 anni durante i quali è stato monitorato lo stato di salute.
Nello studio si analizzava la prevalenza del diabete tra le donne che avevano bevuto entrambi i tipi di bevanda (zuccherata e dolcificata artificialmente) e coloro che avevano bevuto solo succo di frutta non zuccherato. L’aumento del rischio in generale, per entrambi i tipi di bevande dolci, era di circa un terzo per coloro avevano bevuto fino a 359 ml a settimana, e più del doppio tra coloro che ne bevevano fino a 603 ml a settimana. Le cose tuttavia cambiavano quando si analizzavano le differenze d’incidenza del diabete tra chi beveva le bibite zuccherate e quelle light. Tra chi beveva “light”, il rischio aumentava del 15%, a seguito di un consumo di 500 ml a settimana. Rischio che aumentava addirittura del 59% se si bevevano fino a 1,5 litri di bevanda light a settimana. Come ci si aspettava, tra le donne che bevevano solo il succo di frutta al 100%, non vi è stato un aumento del diabete.
Nonostante il clamore suscitato, lo studio è stato contestato nei modi di osservazione, ad esempio le abitudini alimentari dei soggetti non sono state adeguatamente considerate e aggiornate, così come non è stata valutata la famigliarità o la presenza di attività fisica. Altro grosso allarme ha suscitato uno studio condotto dalla Harvard School of Publich Health di Boston e presentato all’associazione American Heart Epidemiology and Prevention/Nutrition, Physical Activity and Metabolism. La ricerca ha dimostrato che bere 3 o 4 bibite light al giorno espone in misura maggiore al rischio di sviluppare cellule tumorali rispetto a chi fuma un pacchetto di sigarette al giorno. Responsabili di ciò sono i dolcificanti artificiali che inquinerebbero i nostri organi, senza che il corpo riesca ad espellerli del tutto.
Esistono viceversa molti studi che “tranquillizzano” sull’assunzione dei dolcificanti, come quello pubblicato su Food and Chemical Toxicology, dove si è dimostrato che non c’è alcun collegamento fra aspartame e moltissime forme di cancro e malattie cardiache.
Come spesso capita, ci troviamo in bilico fra notizie preoccupanti e rassicuranti, ma ancora una volta ritengo che occorra raziocinio nell’affrontare l’argomento. Credo che nel mondo globale in cui viviamo le potenziali fonti di “inquinamento” siano tantissime, spesso ignorate (tipo le radiazioni). Occorre essere pragmatici e riconoscere che la differenza la fa il quantitativo assunto e la frequenza con cui viene fatta. Personalmente non sono un grande fautore delle bibite e non sono assolutamente convinto che bevande e cibi light siano la migliore risposta per il sovrappeso. Ma certamente non le demonizzo. Se invece parliamo di bambini o adolescenti, non ho dubbi: occorre usare bevande naturali e l’ideale sono i succhi di frutta senza zuccheri aggiunti o, grande potenzialità da riscoprire, i centrifugati di frutta e verdura. Tali bevande non sono a zuccheri zero, ma ritengo che il controllo glicemico insulinico (ancora più che quello calorico) sia possibile farlo con altre accortezze.

L’importanza dell’etichetta
Con la legge D.lgs 27/01/92 n. 109 vengono riportate le specifiche che devono essere obbligatoriamente riportate sull’etichetta:
– Nome del prodotto
– Elenco degli ingredienti
– Quantitativo (peso netto/peso sgocciolato)
– Termini di scadenza
– Azienda produttrice
– Lotto di appartenenza.

Modalità di conservazione (sia prima che dopo l’apertura) ed eventuale utilizzo. Secondo l’attuale legislazione, è obbligatorio elencare tutti gli ingredienti contenuti in un prodotto alimentare, compresi acqua e additivi, facendoli apparire in ordine decrescente in base al peso.
Anche se non è un obbligo di legge per i prodotti rientranti negli alimentari (ma lo è per i dietetici) è ormai consuetudine che ci sia la tabella nutrizionale. Sarebbe importante avere sia il contenuto per dose di prodotto (esempio una lattina) che per 100 g. La tabella dovrebbe riportare chiaramente anche la divisione fra grassi saturi e insaturi così come fra carboidrati semplici e complessi, sottolineando la presenza di fibre e polialcoli. Altro particolare: per dose di assunzione va riportata la % della RDA giornaliera.

Per approfondimenti:

http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=16380

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23783067

http://www.altroconsumo.it/alimentazione/dimagrire/news/dolcificanti-impariamo-a-conoscerli

http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15643-dolcificanti-come-lo-zucchero-aumentano-le-malattie-cardiovascolari-e-metaboliche

http://www.laleva.org/it/2007/07/i_pericolosi_codici_cifrati_aspatame_e_sodio_benzoato_per_citarne_alcuni.html

Marco Neri

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