Allenamento e terapia, sport e rieducazione, si assiste oggi ad una crescita continua di persone disabili che praticano nuoto

Il nuoto è notoriamente uno sport completo e salutare, abbina l’attività fisica con quella ricreativa, favorisce la salute, la longevità, il benessere fisico e psicologico. È uno tra gli sport più praticati da persone con disabilità motorie temporanee o permanenti.

L’acqua offre infatti un ambiente multidimensionale, dinamico, ludico, adatto ad intensificare la coscienza di sé e del proprio corpo; facilita il rilassamento muscolare ed incoraggia la sperimentazione di nuove forme di movimento, creando un senso di libertà ed euforia, grazie all’assenza di stampelle, tutori e carrozzine. Nuotando si scopre il movimento di nuovi muscoli, cosa che non risulterebbe spontaneo per qualsiasi esercizio a secco. Anche a livello sociale il nuoto offre quello che altri sport non permettono, cioè la possibilità di rapportarsi o competere ad armi più “pari”: l’acqua annullando la forza di gravità, livella le differenze motorie; non a caso, il nuoto è ritenuto da medici e terapisti una delle migliori attività da svolgere in un percorso di natura riabilitativa.

Qual è la funzione dell’istruttore?
L’entrata e uscita dall’acqua può essere assistita o in autonomia, grazie all’utilizzo dell’elevatore di vasca. A tal riguardo è fondamentale il ruolo dell’istruttore* che deve riconoscere le possibilità di movimento dell’allievo ed instaurare quel rapporto di fiducia che è il presupposto dell’apprendimento. Ogni disabile è un caso a sé, quindi l’istruttore deve essere mentalmente preparato a variare la propria strategia didattica a seconda dell’allievo.

Sussidi galleggianti come tubi, cinture, braccioli, collarini, tappetini di materiale espanso possono servire per variare le posture o le proposte didattiche. Si può introdurre anche un galleggiamento a seggiolino con una simulazione del cammino, o come ausilio per nuotare, inserendo il movimento delle braccia a rana motivando continuamente l’allievo con l’obiettivo di far raggiungere la maggiore indipendenza e autonomia possibile.
*Il requisito per accedere alla qualifica di Istruttore di nuoto FINP – FISDIR è il seguente: brevetto di Allievo Istruttore di base F.I.N. (Federazione Italiana Nuoto)

Caratteristiche della struttura e della vasca
La struttura deve essere completamente fruibile da tutti, estendendo l’accesso a persone con vari tipi di disabilità, grazie all’assenza di barriere architettoniche. È necessario eliminare eventuali ostacoli che potrebbero rendere difficoltoso l’ingresso in acqua, per consentire alle persone con disabilità di compiere attività motoria in acqua in modo adeguato.

L’entrata e l’uscita dalla vasca rimangono comunque momenti delicati, dove occorre prestare molta attenzione per evitare incidenti. Proprio per questo generalmente si utilizza una rampa con speciali sedie a rotelle – le stesse che vengono utilizzate anche per la doccia – oppure un elevatore meccanico. Gli spogliatoi devono essere spaziosi e senza barriere: docce a norma, sedie a rotelle da doccia, asciugacapelli di diverse altezze o ad altezza regolabile, in modo che sia garantita a tutti una completa autonomia.

Temperatura e altezza dell’acqua
Nel caso di grave disabilità motoria, è necessario che l’acqua abbia una temperatura non inferiore ai 28°, poiché il ridotto movimento del corpo non produce sufficiente calore da riscaldarsi a dovere con temperature inferiori. L’acqua dovrà essere sempre all’altezza del torace così che il corpo sia meno sottoposto alle leggi di gravità, ottenendo un naturale galleggiamento.

Che clientela raccoglie una piscina attrezzata per disabili?
La piscina senza barriere è una piscina accessibile a tutti, quindi raccoglie una clientela molto varia: persone con disabilità più o meno gravi, temporanea o permanente, chi nuota per piacere e chi per necessità, sportivi del settore agonistico e pre-agonistico, bambini e adulti.

La piscina è così un luogo di integrazione, una vera e propria “giostra” aperta a tutti, come ricorda Pancalli: “L’acqua è quell’ambiente naturale che, più di altri, è in grado di appiattire le diversità, in cui riusciamo a esaltare al meglio le nostre capacità”. Non dimentichiamo che il nuoto è una delle principali discipline praticate da atleti disabili professionisti, ed era tra le discipline olimpiche presenti alle prime Paraolimpiadi di Roma 1960.

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