Nuove molecole per il dimagrimento

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L’assunzione di alcune molecole può rivelarsi utile per contrastare diverse problematiche del nostro organismo

Il mercato degli integratori è in continua evoluzione e fermento, spesso è anche difficile capire quanto si tratti di trovate pubblicitarie quanto invece ci sia di basi scientifiche. Solitamente, al di là degli studi (sempre importanti) che ne comprovano l’efficacia, è il mercato stesso a fare la selezione. Tutti noi possiamo essere mossi all’acquisto motivati da promesse stuzzicanti oppure marketing accattivante, però se all’atto pratico non notiamo nessun beneficio, l’integratore acquistato verrà relegato fra le “bufale” ed in breve il mercato si dimenticherà di quel prodotto e/o molecola.

I chetoni di lampone o Raspberry Ketone
Fra le novità che ultimamente il mercato propone ci sono i “chetoni di lampone o Raspberry Ketone”. Uno dei diffusori di tale molecola è il “guru ”americano, conduttore di un famoso programma TV, Dott. OZ. Si tratta di un composto fenolico naturale dal caratteristico sapore ai lamponi rossi e negli ultimi mesi è saltato agli onori della cronaca per un suo presunto ruolo di coadiuvante alla lipolisi. Il chetone di lampone sembra aumentare la secrezione e l’attività della adiponectina; questa molecola è un ormone proteico deputata alla regolazione di diversi processi metabolici. Fra questi processi, c’è anche la regolazione del glucosio e soprattutto la demolizione degli acidi grassi. È ormai consolidata l’equazione che ci dice come i livelli di adiponectina siano inversamente proporzionali alla percentuale di grasso corporeo; in pratica più i livelli di questo ormone sono alti e più bassi sono i livelli di grasso corporeo. Questo meccanismo di controllo è legato anche al fatto che l’adiponectina ha un positivo effetto sul controllo della glicemia evitando sbalzi insulinici, una situazione tipica non solo del diabete di tipo 2 (non insulino dipendente) ma anche dell’obesità e di malattie metaboliche. Se il chetone di lampone confermasse questa sua capacità di elevare i livelli di adiponectina certamente potrebbe rivelarsi un supporto importante per contrastare l’aumento di peso e favorire il dimagrimento. Tale qualità sembra essere confermata da un paio di studi pubblicati su riviste scientifiche. Certamente la molecola merita attenzione anche perché dosaggi fisiologici (sui 200 mg al giorno) non sembrano dare stimolazione nervosa (cosa che avviene invece con guaranà, caffeina, citrus, sinefrina), ma a dosaggi più alti diventa comunque uno stimolatore di catecolamine e quindi anche la stimolazione sul sistema nervoso simpatico potrebbe essere significativa.
Come sempre, non bisogna farsi prendere da facili entusiasmi. Anche se la molecola è promettente non è certo solo con questa che si sconfigge il sovrappeso! Nulla può avvenire senza un cambio nello stile di vita che comprende alimentazione e attività fisica, poi gli integratori stabilizzatori della glicemia e con naturale azione termogenica e lipolitica ben vengano ma sempre collegandosi a un progetto più generale. Rimaniamo comunque in attesa di più corposi studi sulla sua efficacia.

L’acido D aspartico
Stesso ragionamento, ma in campo diverso, è l’utilizzo di acido D aspartico come integratore per ottimizzare la produzione di testosterone nell’uomo. Trattare questo argomento è sempre “delicato” perché subito si pensa al doping, ma in realtà l’aminoacido D si è dimostrato efficace soprattutto nei casi di diminuiti livelli di testosterone rispetto alla normalità di quella persona, infatti gli studi pubblicati si riferiscono soprattutto a cavie colpite da ipogonadismo (quindi con testicoli non funzionanti) o atleti particolarmente stressati dove la fatica inibiva la normale produzione di testosterone. L’utilizzo di acido D aspartico aiutava (come sembrano fare altri integratori come lo ZMA, cioè zinco e magnesio aspartato) a mantenere ai migliori livelli fisiologici i livelli di testosterone. L’acido D-Aspartico è presente nei tessuti neuroendocrini dell’uomo e partecipa alla regolazione dei livelli di LH, testosterone e spermatozoi. Molti di questi studi li dobbiamo a degli italiani come i prof. Topo e D’Aniello e al giapponese Nagata che, dal finire degli anni ‘90 in poi, hanno indagato i vari ruoli di questo aminoacido che vanno dallo sviluppo embrionale del cervello umano all’aumento della spermatogenesi. Certamente la molecola è interessante per tutti quegli uomini e sportivi sottoposti a molti stress psicofici. I dosaggi usati negli studi vanno dai 2 ai 3 gr di DAA che iniziano a fare effetto dopo circa 2 settimane di uso e gli effetti permangono per diversi giorni dopo la sospensione. Questo fa pensare che un supporto del genere possa essere occasionalmente utile ma non è certo pensabile un utilizzo continuo, molto più strategico modularne l’assunzione nei momenti di attività più intensa e frequente per poi ritornare a ritmi più blandi e a quel punto inutile continuarne l’assunzione.

La Berberina
Una terza molecola, non certamente nuova, è la Berberina, la sostanza base contenuta nelle piante della famiglia delle Berberis. Una molecola ormai da tempo conosciuta con successo per contrastare la colesterolemia. Infatti dopo uno studio pubblicato nel 2004 su Nature, dove in 3 mesi ha dimostrato di potere ridurre i livelli di colesterolo di oltre il 25%, in tantissimi hanno iniziato a pensare a questa molecola come supporto (magari associandola al riso rosso fermentato) per contrastare i livelli del pericoloso LDL (colesterolo a bassa densità). L’azione della Berberina non si esercita infatti inebendo la produzione del colesterolo, ma aumentando la capacità dei recettori epatici (riducendo quindi la presenza nel sangue). La Berberina è anche da sempre conosciuta come un antimicrobico, usata con successo in molte situazioni di infezioni (come quelle intestinali o da Candida), ma recentemente è stato dimostrato che la Berberina possa essere di grande aiuto in situazioni diabetiche (sia di Tipo 1 che di Tipo 2) grazie alla sua azione di protezione delle cellule, regolazione del glucosio e del metabolismo degli zuccheri. La Berberina può quindi ridurre l’insulino-resistenza (tipica del diabete di tipo 2) che è una delle patologie correlate al sovrappeso e obesità, una molecola quindi dalle molteplici applicazioni che la vede schierata con successo sia sul fronte “estetico” (come coadiuvante nelle alimentazioni a basso indice glicemico per non avere picchi di insulina) sia per il controllo di importanti parametri ematici come la glicemia ed il colesterolo.

La Forskolina
Ultima molecola, anche questa non di recente affermazione ma che sta subendo una riscoperta è la Forskolina, sostanza base del Coleus Forskohlii, una pianta orientale che sta dimostrando diverse proprietà, fra queste la sua capacità di stimolare l’enzima Adenilciclasi che è legata all’AMP ciclico (cAMP) che risulta essere uno dei più importanti mediatori metabolici soprattutto dei lipidi. L’AMP ciclico è legato a un altro enzima il PKA (Protein Kinasi A) che risulta alla base dell’azione lipolitica (quindi a carico dei grassi). Ma la Forskolina sembra dimostrare anche un’azione positiva sulla secrezione di due importanti molecole legate al senso di sazietà come la Leptina ed il Peptide YY. Questa molecola sembra agire su due fronti basilari per affrontare il dimagrimento; da una parte ottimizzare la lipolisi e dall’altra aiutare il controllo del senso di fame. Anche in questo caso è bene non farsi illusioni; gli aiuti possono anche essere evidenti ma è fortemente sbagliato pensare che il solo uso di questi supporti possa risolvere il problema; come sempre la salute e la forma fisica sono frutto di un attento mix fra genetica, stile di vita, alimentazione e sport. Gli integratori possono aiutarci ma occorre che noi aiutiamo loro.

Gli ormoni della sazietà
La Leptina (dal greco Leptos cioè magro) viene prodotta principalmente dal grasso di deposito. La sua funzione è quella di regolare la fame, comunicando al cervello la sazietà e quindi l’opportunità o meno di assumere altro cibo.
Il PYY (Peptite YY) è prodotto dalla mucosa intestinale e dal colon. Inibisce le contrazioni intestinali, limita le secrezioni pancreatiche e riduce l’appetito.
La Grelina stimola l’appetito ed è prodotta nello stomaco dai neuroni e dall’ipotalamo. Aumenta fortemente in caso di stress cronico. Quindi con poca Grelina si ha meno fame.
Il CCK o colecistochinina è un ormone gastrico secreto dopo un pasto ricco di grassi. Stimola la secrezione di insulina ma determina il senso di sazietà. La sua azione è legata ai recettori specifico (CCK1-receptor) e se questi sono in numero ridotto non esplica la sua azione anoressizzante.

Altre info su:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23601452

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20425690

Marco Neri