Francesco Benelli, Mosè Mondonico ed Enrico Guerra (ELAV Institute) ci parlano di una metodica di allenamento specifica per la fascia, che sfrutta una serie di strumenti e tools preziosi Il...

Francesco Benelli, Mosè Mondonico ed Enrico Guerra (ELAV Institute) ci parlano di una metodica di allenamento specifica per la fascia, che sfrutta una serie di strumenti e tools preziosi

Il release miofasciale, se ne sente parlare sempre più spesso, ma di cosa si tratta?
“Una restrizione fasciale è un cambiamento strutturale della fascia, ovvero una deformazione dei componenti elastici e una deformazione dei componenti del collagene. Tale restrizione può avvenire per il ripetersi di movimenti brevi, veloci e ripetuti (tipici di alcuni sport) che fanno strutturare le molecole in parallelo, facendole addensare e perdendo quindi in elasticità. Restrizioni possono verificarsi anche semplicemente per colpi ricevuti, cicatrici post chirurgiche ecc. Una restrizione fasciale fa operare il corpo in una condizione alterata, inficiando quindi la gestualità corretta sia della vita quotidiana sia della performance sportiva. Vi è quindi la necessità di attuare tecniche di release miofasciale proprio per ovviare a tali inconvenienti; mobilizzazioni, trattamenti osteopatici, massaggi… Il release miofasciale ha lo scopo di liberare queste tensioni della fascia connettivale mediante delle tecniche apposite. Lo scopo è detensionare l’intera catena andando a prevenire infortuni da sovraccarico e migliorando la fase di recupero post training, aiutando quindi i processi metabolici e meccanici. Il principio è applicare il peso del proprio corpo sugli strumenti, andando a modificare la leva per aumentare e diminuire la pressione, e tramite scivolamenti, flessoestensioni articolari e mobilizzazioni, eseguire un vero e proprio automassaggio andando a “scollare” la fascia dal muscolo, riportandola all’originale elasticità. I vari attrezzi hanno caratteristiche diverse per dimensioni e densità, ogni area ha quindi metodiche di trattamento diverse e mirate”.

In che modo all’interno delle palestre si può applicare un trattamento miofasciale?
“L’approccio al release miofasciale viene mutuato dalla preparazione atletica e dal suo utilizzo negli sport professionistici. Negli ultimi anni negli USA nelle maggiori leghe sportive professionistiche (NBA, NFL, MLB, NHL) si è imposta una metodica di release miofasciale in autonomia (SMRT self miofascial release therapy) che ha visto diminuire il carico di lavoro di osteopati e fisioterapisti sempre al seguito della squadra. È comune infatti in tutte le “arene” sportive americane scorgere a bordo campo atleti professionisti utilizzare strumenti di release fasciale, quali ad esempio quelli di Trigger Point Performance Therapy.


L’utilizzo di tools appositi consente al personal trainer di portare all’interno del centro fitness questa tipologia di lavoro, ad appannaggio fino a poco tempo fa solo di terapisti manuali. Le tecniche di lavoro prevedono delle metodiche di autosomministrazione che vanno ad agire direttamente sulle restrizioni fasciali e sulle catene muscolari facenti capo alla restrizione.
Di seguito un esempio applicato:
In accordo con la teoria delle catene muscolari, il detensionamento miofasciale prevede una serie di esercitazioni che vanno ad agire sulle catene muscolari o su porzioni di esse. Dovendo lavorare ad esempio la catena laterale, inizieremo con il trattamento della muscolatura dei peronieri, passando poi alla fascia lata e al tensore della fascia lata fino ad arrivare al trattamento del gran dorsale.
La metodologia di lavoro prevede dei movimenti di compressione nei punti trigger, alternati a contrazioni muscolari attive. Questa sembrerebbe la strategia migliore per liberare le tensioni e ripristinare la corretta funzionalità muscolo-scheletrico-fasciale. Ogni area anatomica verrà trattata con tools appositamente creati per enfatizzare i risultati”.

Quali trainer possono far svolgere questi protocolli di lavoro? Che tipo di competenze/conoscenze servono?
“I protocolli di lavoro possono essere somministrati da tutti i trainer, siano essi personal, istruttori di sala o di group class. La particolarità dei tools di lavoro e delle tecniche ad essi associate, oltre alla grande varietà delle zone anatomiche che possono essere trattate, prevedono la necessità di un corso di formazione che certifichi il professionista all’utilizzo dei prodotti di Trigger Point Performance Therapy.

Si parla di un lavoro da poter fare in lezioni di personal training oppure si possono sviluppare delle lezioni di gruppo che raccolgano diverse tipologie di clienti? E in che modo si può fare?
“Il lavoro con il personal trainer prevede un programma ad hoc a seconda delle esigenze e delle problematiche che vengono riscontrate al cliente. Le tecniche di release miofasciale possono essere utilizzate anche in lezioni di gruppo che solitamente vengono integrate con lavori funzionali. Il passo successivo è ottimizzare il tempo impiegato ed andare ad integrare tali trattamenti con il core training, ottenendo una metodica di lavoro semplice ma veloce ed efficace. Tale applicazione ha avuto la sua espansione naturale in ambito fitness, portando nelle sale corsi quella che può essere sicuramente definita come una delle innovazioni degli ultimi anni. Sono infatti sempre affollate le lezioni di SMRT-Core, allenamenti che nella stessa seduta vanno a detensionare la fascia e integrare il lavoro con esercitazioni su catene crociate andando quindi a lavorare in maniera multiplanare. Le group class prevedono l’utilizzo del “grid” e si sviluppano alternando esercizi di detensionamento associati a tecniche di potenziamento a corpo libero. Il “grid” quindi viene utilizzato come supporto nel release nelle esercitazioni di muscolazione, il tutto è rivolto ad un lavoro multilaterale, di riequilibrio posturale e meccanico della muscolatura e del sistema connettivale. Si passa quindi dallo studio della fascia, dalla sua importanza meccanica e dalle metodiche di rilascio alla nuova formulazione di allenamenti efficaci e rivolti a 360° al benessere dei nostri atleti/clienti. Le tecniche di gruppo possono essere applicate in modo soddisfacente anche nella preparazione atletica.

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