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Dai nostri piedi e dal loro modo di rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente, dipendono la nostra postura e il nostro atteggiamento verso la vita

Vivo in un mondo convulso, avido di novità, di ambizione e spesso, troppo spesso, mi accorgo che non c’è più nessuno che osserva con pazienza, ascolta senza giudicare, respira con calma ed invita i propri allievi/clienti a cogliere i messaggi che il nostro corpo ogni giorno ci lancia. Così mi trovo a parlare con loro, a cercare di capirne i problemi, gli obiettivi, e scopro sempre la stessa cosa: pensiamo che la soluzione di ogni problema sia fuori da noi e non la troviamo mai. Abbiamo dimenticato chi siamo, ma soprattutto, cosa siamo. E’ così che inizio con loro un lungo e speciale viaggio che li porta quasi sempre a ritrovarsi, a riconoscersi e riscoprire sé stessi attraverso il loro stesso corpo. Entro nella sfera della volontà e li aiuto a riscoprire un corpo più sano, più bello, più equilibrato, lontano dalle deformazioni alle quali lo sottoponiamo. Questo viaggio spesso parte dai loro piedi.

Quanto contano i nostri piedi
Dai nostri piedi e dal loro modo di rispondere alle sollecitazioni dell’ambiente dipende la nostra postura e ogni nostro atteggiamento verso le cose della vita. Il corpo umano è un complesso sistema di equilibrio instabile; è caratterizzato da una serie di segmenti mobili che dialogano tra di loro per mantenere la stazione eretta. Il piede, in qualità di base antigravitaria, è un fine sistema informativo talmente preciso e tempestivo, da consentire risposte validissime a livello muscolare, permettendo all’uomo di adattarsi alle più svariate condizioni ambientali. Il piede è un diaframma interposto tra forze esterne (ambientali) e forze interne (muscolari), che in esso si incontrano, si contrastano e infine si fondono per l’affermazione dell’ equilibrio. La struttura del piede è un capolavoro unico di architettura, o meglio di biomeccanica, con le sue 26 ossa, 33 articolazioni e 20 muscoli. Allora, perché i nostri piedi sono così tanto bistrattati? Costretti in scarpe scomode e maltrattati come se tutto questo non avesse alcun drammatico risvolto sul nostro benessere? Un appoggio non corretto può far sentire le conseguenze a caviglia, ginocchio, anca, colonna vertebrale, fino ad interessare l’apparato occlusale. I miei allievi scoprono presto che lavorare a piedi nudi è il miglior modo per ritrovare il contatto con il proprio corpo. Imparare dai piedi è un viaggio intimo e profondo. In pochi istanti impariamo a riprende coraggio in noi stessi, migliorando le percezioni, l’equilibrio, la postura e l’autostima. I piedi sono la nostra base d’appoggio nella realtà. Il mio lavoro mi ha dato occasione di incontrare tante persone che, quando sollecitate a prendere contatto con i piedi, hanno scoperto stupefatte che non li utilizzavano nel pieno della loro funzione basilare di radicamento al terreno. I piedi sostengono l’albero forte e flessibile che è il nostro corpo. Nella formazione yogica, controllare e valutare le caratteristiche dei piedi e la loro qualità d’appoggio al terreno è un passaggio fondamentale per fornire una buona impostazione di base che conferisce solidità tanto al corpo quanto alla mente. Dei piedi è necessario analizzare non solo la conformazione, ma anche il modo con il quale si poggiano sul terreno e come si muovono. Un buon grounding non si limita ad agevolare nell’allievo il radicamento al terreno, ma gli consente un buon radicamento in tutte le capacità d’azione e di percezione del corpo. La postura si analizza osservando l’allineamento, più o meno corretto, dei nostri distretti corporei, ed il modo, più o meno elastico, con i quali questi si snodano nel movimento e nello spazio. Ogni struttura muscolare e ogni distretto corporeo sono deputati all’espressione di una o più emozioni. La postura è determinata da fattori fisici, psichici e di relazione. Insegnare ad ascoltare il proprio corpo, a modificarne gli atteggiamenti scorretti, è quanto di più gratificante possa esserci. Questo ci permette di non correre più dietro l’ultima novità dell’anno, o vivere alla ricerca del rimedio universale ma ci offre una opportunità: quella di ritrovare in noi stessi la cura, il rimedio, la soluzione.

Manuela Zingone

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