Secondo una rilevazione resa nota a maggio da Audiweb, azienda del gruppo Nielsen, anche in Italia ormai i pc da scrivania stanno velocemente perdendo di importanza per le ricerche su Internet, a tutto vantaggio degli schermi degli smartphone: mediamente ogni giorno il 40% degli utenti digitali usa il “mobile” per connettersi, e meno del 20% rimane ancorato ai cari vecchi desktop.
Questo implica alcune domande e ripensamenti circa la nostra strategia digitale.

Primo: il nostro sito è davvero mobile? Sintesi, chiarezza, immagini rilevanti sono i nuovi dei. Ma siamo sicuri di usarli al meglio? La risposta è in uno strumento di Google, sorprendentemente semplice, che analizza in modo velocissimo la mobile friendliness e la mobile speed, dando utili consigli su come migliorarle attraverso un free report inviato via mail a questo sito.

Secondo: Farsi trovare su Google è ancora fondamentale, ma stavolta bisogna far sì che avvenga da mobile. Ciò vuol dire soprattutto:

  1. Scegliere bene quali parole chiave sponsorizzare e come impostare il copy per chi sta cercando da mobile, la cui fretta e impazienza sono maggiori di chi cerca da desktop.
  2. Garantire una elevata usabilità della pagina. Anche in questo caso, bisogna capire quali sono davvero gli argomenti chiave che vogliamo andare ad attaccare con i nostri contenuti.
  3. Le landing page devono essere mobile first. Ciò significa: pochi dati, sintesi, che hai tre secondi di tempo per incuriosire l’utente.

Terzo: Facebook è ormai talmente mobile che probabilmente dovrete dividere le campagne di advertising in due, completamente diverse. Quelle mobili servono a interessare, a entrare nel flusso. Quelle desktop a monetizzare, finalizzare, convertire.

Quarto: la newsletter. Anche il numero di email lette dallo smartphone ha superato quello del desktop. Controlla che tutte le tue comunicazioni siano mobile-proof. Pensa sempre a chi stai scrivendo, ma anche a che tipo di momento il tuo utente usa per leggerla (in tram? in ufficio? a casa?).

Consiglio finale: prima di pensare a una app, metti a posto i punti sopra!

Ma quali sono gli indicatori che ci fanno capire come sta andando la parte digitale del nostro business?

Il famoso e famigerato ROI, cioè il miglioramento del conto economico (più ricavi, meno costi) che si verifica a causa di un determinato investimento, sia pure utile per decidere se fare o no un investimento digitale prima di implementarlo, è comunque un indicatore di breve periodo, finanziario, e molto legato allo step finale, la vendita, o il risparmio sul costo.
Ci sono anche investimenti che danno utilità in un periodo medio lungo, per esempio quelli relativi a obiettivi di awareness (cioè a quanti conoscono il tuo marchio) e la reputazione (quanti consiglierebbero il tuo marchio a un amico?).

La awareness, oltre che con costose ricerche di mercato, può essere misurata usando Google Trends per vedere se le ricerche sul mio brand stanno aumentando o no (occhio alle omonimie!).
La reputazione: quanti parlano bene di me? Ci sono due modi di testarla: la prima è chiedere ai miei clienti (magari impostando tattiche di mail marketing automatico ricorsive o post acquisto) una domanda molto semplice, il cosiddetto NPS, Net Promoter Score: da zero a dieci, quanto consiglieresti il nostro prodotto a un tuo amico? Si chiede l’NPS. Fate la media, e vedete se il digitale ha contribuito a migliorarlo, o se i clienti più digitalizzati esprimono un NPS superiore o inferiore alla vostra media.
L’altra modalità è capire se la rete e la conversazione pubblica (che è un forte indicatore della conversazione privata che non possiamo intercettare) racconta esperienze positive o negative, e cosa fare per migliorarla, prima di tutto capendo come funzionano i social media e come ascoltarli.

Davide Verazzani, formatore e consulente free lance, si occupa di sviluppo organizzativo e crescita manageriale nel settore del fitness da più di 10 anni. In questo periodo ha contribuito alla crescita di decine di fitness club.

Per contatti: d.verazzani@gmail.com

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