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Gli Energy Drink servono veramente a dare energia? Sono la soluzione migliore per una ricarica efficace? Tutto sta nell’analisi reale della loro composizione

I miei coetanei collegheranno immediatamente il titolo di questo articolo alla vecchia pubblicità del compianto Nino Manfredi per un famoso caffè; potrebbe sembrare solo un equilibrismo linguistico d’effetto, ma in realtà è molto più attinente di quanto si possa pensare, infatti l’argomento da disquisire riguarda gli Energy drink, una categoria di bevande che spesso, come elemento in comune, hanno la caffeina, la sostanza nervina per eccellenza. Va detto che non è sempre matematico che parlando di Energy drink si debba includere automaticamente la caffeina. Per capirlo basta pensare come nel sentire comune la parola energia viene infatti associata agli zuccheri. E’ quindi logico che in molti casi con la denominazione Energy ci si ritrovi in presenza di bevande riccamente zuccherine con l’obbiettivo di “ricaricare” l’energia del consumatore.
Questo connubio sappiamo bene non essere così automatico, infatti un’importante presenza di zuccheri ad alto indice glicemico può non sempre essere la soluzione migliore per dare energia; il risultato potrebbe rivelarsi quello dell’effetto paradosso, cioè un rebound glicemico con una prima aleatoria sensazione di ricarica e poi una brusca caduta. Se proviamo poi ad immaginare l’effetto di tali mix di zuccheri su chi vuole seguire un regime dimagrante è facile predire un disastroso fallimento… un panino sarebbe meglio.
Da sottolineare anche come le calorie ingerite tramite liquidi siano molte volte ingannevoli, infatti è più difficile rendersi conto del valore energetico ingerito, inoltre la sensazione di fame viene calmata in modo più blando rispetto all’introduzione di cibi solidi.
Con questo non si vuole dire che tutte gli Energy a base di zuccheri siano inutili, anzi, direi che è proprio su queste bevande che ci sono diversi lavori scientifici che ne giustificano l’uso, tutto va però riferito all’analisi reale della composizione, infatti possiamo trovare glucosio, fruttosio, maltodestrine, vitamine di vari tipo (soprattutto B e C), poi magari (come vedremo dopo) anche un pizzico di caffeina e qualche aminoacido. Certamente un buon mix decrescente di zuccheri, secondo la velocità di assimilazione e di entrata in circolo, può essere il fattore discriminante per la scelta di un buon prodotto, bevanda comunque da usare nei momenti più opportuni e di reale bisogno.

Il giusto mix
Queste bevande possono essere più che utili e apprezzabili in condizioni di forte richiesta energetica, ma non credo che il ragionier Rossi, che sta con tutta calma affrontando il quindicesimo minuto di allenamento (in vista di altri 15 passati in buona parte a disquisire sull’ultima puntata di X Factor), ne abbia un vitale bisogno, anzi, non vorrei che il carico calorico della bevanda vada tranquillamente a superare quello effettivamente richiesto dalla seduta allenante.
Abbiamo però accennato nell’apertura come gli Energy Drink siano nella maggioranza dei casi ricchi di sostanze stimolanti, fra queste la fa da padrone la caffeina (spesso presente sottoforma di guaranà). Oltre alla caffeina ciascuna azienda ha poi formulato un proprio mix che li caratterizzi e che possa dare “una spinta in più”.
Si ricorre ad altri concentrati erboristici tipo il Citrus aurantium o Geinseng oppure ad aminoacidi e altri componenti (anche a base glucidica) che abbiano una qualche funzione stimolante. Alcuni aggiungono anche zuccheri (spesso semplici glucosio e saccarosio) sia per il sapore che per “l’energia”, ma ultimamente, visto l’avversione di molte diete verso gli zuccheri, sono apparse versioni “light” dolcificate con edulcoranti. Fra le molecole stimolanti più usate si distingue la Taurina, un aminoacido derivato dalla metionina e cisteina.
La taurina può aiutare al controllo dello stress; ha una funzione regolatrice sui battiti cardiaci e sembra poter agire a livello di concentrazione, inoltre la Taurina sembra divenire importante in presenza di uno sforzo fisico.
In uno degli Energy drink più famosi è presente anche il glucoronolattone cioè un carboidrato coinvolto nei processi di disintossicazione. Questa rincorsa all’esclusività ha coinvolto anche il dosaggio di caffeina presente per singole dosi di prodotto. Tutto ciò ha creato alcune preoccupazioni sia a livello di associazioni di consumatori che di ministero della Salute, questo anche perché non esistevano riferimenti se non le bibite analcoliche a basso dosaggio di caffeina (tipo tutte le tipologie di cola), bevande che mediamente contengono 30 mg di caffeina in 250 ml, cioè circa 120 mg litro (un caffè ne contiene mediamente 85 mg).

A norma di legge
In un primo momento le bevande più “potenti” non potevano essere vendute in Italia ma, vista la commercializzazione in tutta Europa, anche da noi sono sbarcati Energy drink più spinti con 300/320 mg totali di caffeina. A questo proposito il Ministero si è espresso dicendo che “le bevande con tenore di caffeina pari a 320 mg/l e di taurina pari a 4g/l, non offrono, allo stato attuale delle conoscenze, motivi fondati di preoccupazione per la salute pubblica”. Occorre segnalare che in alcuni Stati ci sono prodotti che contengono 500/550 mg di caffeina per singola dose. Forse un po’ troppi, eppure se questo avviene è probabile che sia effettivamente vero che ci sono ormai tante persone assuefatte alla caffeina, con una sorta di dipendenza. Un esperimento che molti medici invitano a fare (magari in concomitanza con un periodo di ferie), è quello di imporsi di non bere più caffè, cole, Energy drink. L’effetto per molti è devastante, con astenia fortissima e molteplici sintomi tipici da “crisi di dipendenza”. Tutto ciò dura 10/15 gg, dopodiché i sintomi si affievoliscono. A quel punto, nei momenti di vero bisogno, basterà un caffè (o se si è veramente “giù” un Energy drink stimolante) per avere un carica notevole e sensibile. Negli ultimi anni la caffeina non è più nell’elenco delle sostanze dopanti della WADA (Word anti-Doping Agency), mentre per tutti gli anni ‘90 gli atleti dovevano stare molto attenti a sommare tutta la caffeina che introducevano con caffè, cola e magari prodotti per il mal di testa (che possono contenere caffeina) o sostanze fitoterapiche come guaranà.

La caffeina
Questo non toglie che la caffeina sia una sostanza efficace e psicoattiva. Stimola il sistema nervoso simpatico (adrenalina) con azione sull’attenzione, sulla diuresi: inoltre si è blandamente dimostrata efficace sul miglioramento delle performance aerobiche e sul metabolismo. Logicamente, con conseguenze direttamente proporzionali al dosaggio, si hanno effetti sul ritmo cardiaco, sul sonno, nervosismo, ipertensione. Pur riconoscendo che si tratta di una sostanza abbastanza “maneggevole” ed ormai enormemente diffusa nelle nostre abitudini quotidiane, rimane che sarebbe certamente corretto, vista la grande concentrazione con cui è possibile trovarla soprattutto negli Energy drink, una corretta informazione anche e soprattutto su quei soggetti che possono accusare problematiche dal loro uso più o meno esagerato.
La caffeina è una delle molecole più realmente efficaci presenti all’interno degli Energy Drink, usufruendo anche della possibilità di definirsi “dimagranti”, questo magari anche grazie a altre molecole addizionate alle bevande come la carnitina. Sostanza enormemente diffusa nel mondo dello sport ma che definire dimagrante è certamente una forzatura, sarebbe più corretto dire che influisce sul metabolismo dei lipidi, ma è facile rendersi conto di come il marketing si appropri immediatamente di un semplice collegamento per costruire un messaggio pubblicitario.

Le leve del marketing
A proposito di marketing, è importante vedere (come in tutti i settori) quale sostanziale importanza assume il packaging del prodotto sulla sua penetrazione nel mercato. Fra i parametri che entrano in causa, la confezione, il colore della stessa ed il colore della bevanda la giocano da padroni e, nel settore degli Energy Drink, la confezione ha spesso più impatto del contenuto ed il messaggio che si è voluto trasmettere con la pubblicità vale più dell’efficacia reale del prodotto.
Questa consapevolezza fa in modo che negli ingredienti figurino in quantità diverse aromi e coloranti, sostanze assolutamente inerti riguardo ai presunti obbiettivi del drink. Tutte le bevande appartenenti all’ampia categoria degli Energy drink potrebbero comunque avere una loro logica e utilità (pensate ad uno sportivo che nella parte finale di una gara ha bisogno di una spinta psico-fisica in più per dare il massimo).
La colpa del loro abuso è in parte degli utilizzatori che non hanno la cultura e l’educazione di leggere le etichette, questo permetterebbe di saper classificare e ponderatamente considerare l’opportunità di utilizzare un integratore anziché un altro. Un’altra parte delle presente “colpe” è probabilmente della pubblicità, ma questo “fa parte del gioco”, di un tipo di comunicazione a cui ormai dovremmo essere avvezzi ma che in realtà ci trova ancora non preparati ed obbiettivi. Alla fine di questa disquisizione direi che l’importante è non farsela sempre “dare a bere” e sapere utilizzare queste bevande nei modi più congeniali al tipo di allenamento che stiamo facendo o alla effettiva necessità di “rivitalizzarci” che desideriamo.

Marco Neri

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