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Una dieta ricca di proteine rischia di provocare dei danni renali? Quando e perché è bene ridurre l’apporto proteico di un atleta?

E’ prassi comune associare un surplus di proteine a patologie renali. Non so se esistano (io non li ho trovati) studi che attestino un danno renale indotto direttamente dalle proteine; è altresì vero che è molto difficile mettere in relazione le due cose, poiché il danno renale è subdolo e progressivo e quando è di lieve entità subentra la riserva renale, quindi i livelli di VFG (Velocità del Filtrato Glomerulare) risultano normali o lievemente ridotti, grazie all’iperattività dei nefroni superstiti. Questa iperfiltrazione riduce ed azzera la riserva renale, causando un danno cumulativo, per cui, la maggior parte dei pazienti, arriva alla dialisi senza essersi accorta del problema. Sono inoltre dell’avviso, come già spiegato in precedenza, che il fabbisogno di proteine per un atleta, anche se di bodybuilding, sia sovrastimato e che ogni eccesso, alla lunga, produca dei danni, tanto più che, con l’invecchiamento, la funzionalità del rene decresce. Inoltre, la carne è una forte produttrice di acido urico e di fosforo e se i reni non funzionano a sufficienza o viene prodotta troppa urea a causa di un eccessivo apporto proteico con la dieta, si assiste ad un rialzo della concentrazione di sostanze azotate nel sangue (definita iperazotemia o, nei casi più gravi, uremia).

L’insufficienza renale cronica
L’insufficienza renale cronica (IRC) è una condizione patologica caratterizzata dalla perdita della funzionalità dei reni, è causa comune di iperazotemia. Considerando poi che alcuni atleti fanno uso di farmaci, spesso nefrotossici, consiglio vivamente a tutti di esaminare periodicamente la funzionalità dei reni. Come è possibile che un alimento come la carne, che ha nutrito per decine di migliaia di anni i nostri avi, possa creare dei problemi? Com’è possibile, soprattutto, conciliare la maggior necessità di proteine di determinate categorie di atleti o di coloro che ricercano l’ipertrofia, con la salute dei reni? Personalmente sono d’accordo con Giovanni Cianti, quando parla di ciclizzare: sappiamo che i nostri antenati primitivi si nutrivano principalmente di carne, ma questo non avveniva con regolarità, il consumo era dipendente dal ciclo caccia – riposo, per cui venivano alternati periodi in cui si mangiava la cacciagione, anche in abbondanza, perché non esistevano sistemi di conservazione, ad altri in cui tale alimento non veniva consumato, per cui credo sarebbe saggio comportarsi come loro, soprattutto a scopo preventivo e quindi, programmare dei giorni nell’arco della settimana e dei periodi, in special modo, per gli atleti, dopo le competizioni, in cui nutrirsi prevalentemente con frutta e verdura. Se il vostro obiettivo è semplicemente avere una buona forma fisica ed una buona salute, vi consiglio l’alimentazione a zona, perché realizza un buon equilibrio acido – basico; in questo caso evitate gli alimenti con un PRAL elevato. Il PRAL (Potenzial Renal Acid Load) misura il carico renale potenziale acido di un cibo, valutando il contenuto (proteine, fosforo, magnesio e calcio) e la capacità di assorbimento intestinale dei singoli elementi (a prescindere dall’individuo). Il PRAL dei cibi viene calcolato secondo la specifica di Remer e Manz, con riferimento all’acidità determinata nelle urine. In generale, il PH residuale dei prodotti finali del metabolismo di un cibo è diverso dal PH che quel cibo ha prima di essere mangiato, quindi, non dobbiamo confondere Ph e Pral, come spesso accade, anche sul web, perché sono due concetti diversi, ad esempio, il succo di limone ha un Ph 3, ma un Pral di –2,5. Nella tabella del Pral gli alimenti preceduti dal segno + sono acidificanti, quelli con il segno – sono alcalinizzanti.

In conclusione, non ritengo che una dieta ricca di proteine causi, nell’immediato, problemi ai reni in soggetti sani, ma in un’ottica di prevenzione mi permetto di darvi alcuni consigli:

1) non superate la quota di 2-2,5 grammi di proteine per kg di massa magra

2) prevedete dei giorni in settimana nei quali tenere bassa la quota proteica, senza per questo abbassare le calorie, che verranno recuperate da grassi buoni, frutta e verdura

3) allo stesso modo prevedete dei periodi di scarico delle proteine, uno dei quali, se siete agonisti, dovrebbe essere quello post competizione

4) bevete molta acqua, almeno 40 ml per kg di massa magra o 30 ml per kg di peso

5) consumate abbondanti quantità di verdura cruda (la cottura la acidifica) e moderate ma regolari quantità di frutta, per il loro valore alcalinizzante

6) fate uso di minerali alcalinizzanti come supplementi, in particolare sotto forma di citrati, per contrastare l’acidosi indotta dalle proteine.

Ricordiamoci poi, che non solo i cibi proteici presentano un indice Pral negativo, ma anche molti carboidrati, in particolare gli zuccheri raffinati, ad elevato indice glicemico, la frutta secca, ad eccezione delle nocciole, mentre invece i grassi e gli oli da cucina hanno, in generale, un indice Pral neutro.

Prof. Roberto Calcagno


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