Che cos’è la sindrome metabolica? E in che modo l’esercizio fisico, adeguatamente programmato, può prevenirla?

Per sindrome metabolica si intende la co-presenza di fattori di rischio responsabili di un sensibile incremento dell’incidenza di malattie cardiovascolari nei soggetti in sovrappeso, obesi, ipertesi e con diabete mellito di tipo 2. Nonostante attualmente non vi sia una definizione universalmente accettata di sindrome metabolica e vi siano differenze nei criteri utilizzati per la diagnosi, le cinque definizioni comunemente riconosciute sono state suggerite dalle seguenti organizzazioni:
– WHO (World Health Organization) 1998
– NCE-ATP III (National Cholesterol Education Programme-Adult Treatment Panel) 2001
– EGIR (European Group for the study of Insulin Resistance) 2002
– AACE (American Association of Clinical Endocrinologists) 2003
IDF (International Diabetes Federation) 2005

Facendo riferimento ai più “recenti” criteri diagnostici (IDF 2005), la sindrome metabolica si riscontra in tutti quei soggetti che presentano almeno due dei fattori di rischio indicati nello schema qui sotto, in associazione al fattore chiave obesità addominale.

Le possibili cause
La maggior parte degli studiosi è concorde nell’affermare che le cause principali sono: l’insulino-resistenza, l’iperinsulinemia e l’obesità viscerale. Inizialmente i tessuti dell’organismo mostrano una certa resistenza all’insulina, ormone deputato all’attivazione delle proteine GLUT 4 che trasportano il glucosio dall’esterno all’interno delle cellule; tale resistenza con il trascorrere del tempo mette in atto adattamenti fisiopatologici che conducono all’aumentata produzione di insulina da parte delle beta-cellule del pancreas endocrino (iperinsulinemia).

Il fenomeno di iperinsulinemia, insieme alla glucotossicità causata dalla costante iperglicemia, determina un esaurimento dell’attività delle beta cellule del Langerhans e tutto questo concorre nell’instaurare il diabete mellito e l’obesità centrale. Studi epidemiologici dimostrano che nei paesi industrializzati la prevalenza della SM supera il 25%; in particolare dall’analisi di due importanti studi, uno effettuato in Italia e uno negli Stati Uniti d’America, la situazione appare assai preoccupante. In Italia la prevalenza risulta essere del 23% sia negli uomini che nelle donne, valore di poco inferiore a quello degli States, rispettivamente 24% negli uomini e 23,4% nelle donne.
(Fonti: Ford ES, Giles WH, Dietz WH.: Prevalence of the metabolic syndrome among U.S. adults: findings from the Third National Health and Nutrition Examination Survey. JAMA 2002;287:356-9. The Italian Cardiovascular Epidemiological Observatory. Ital Heart J. 2004;5 Suppl.3: 49S-92S)

Ma cos’è la Sport-Terapia? E come può proteggerci dalla sindrome metabolica?
Si tratta di esercizio fisico-sportivo, preventivo o adattato, il cui scopo principale è quello di migliorare la condizione di salute della persona. Tali protocolli di allenamento trovano larga applicazione nella prevenzione dei disadattamenti metabolici (obesità-sovrappeso, diabete mellito di tipo 2, dislipidemie, sindrome metabolica) e delle malattie cardiovascolari (cardiopatie, ipertensione arteriosa) che presentano un’esplosione epidemica nella società ad elevato sviluppo industriale, dove la sedentarietà e le scorrette abitudini alimentari sono sempre più diffuse tra i giovani e gli adulti.

Nelle linee guida per la prevenzione e il trattamento non farmacologico della sindrome metabolica, le metodologie di allenamento suggerite dall’American Hearth Association sono fondamentalmente tre: allenamento aerobico di tipo continuato (ACT), allenamento aerobico di tipo intervallato (AIT) e allenamento per la resistenza muscolare (RT).

“Somministrando” la giusta “dose” di esercizio fisico si otterranno dunque i seguenti effetti benefici sull’organismo:
– Effetto metabolico: si effettua riducendo il colesterolo “cattivo” (LDL), i trigliceridi e aumentando il colesterolo “buono” (HDL), la sensibilità insulinica e la tolleranza glicidica.
– Effetto antischemico: si manifesta riducendo il consumo di ossigeno e la frequenza cardiaca a riposo e in relazione a un carico sub-massimale.
– Effetto antiaritmico: si verifica attraverso l’aumento della funzione vagale.
– Effetto periferico: si attua attraverso una migliore capillarizzazione muscolare, conditio sine qua non per la riduzione della pressione arteriosa sistolica e diastolica.

Esemplificazione operativa di un microciclo di Sport-Terapia
Di seguito è riportato un semplice protocollo di allenamento adatto ai neofiti e ai soggetti mediamente allenati di entrambi i sessi. Il protocollo è stato costruito nel rispetto delle linee guida per la prevenzione della sindrome metabolica suggerite dall’American Heart Association e prevede una combinazione delle tre metodologie di allenamento:
ACT (Aerobic Continuous Training) effettuato sul Tapis roulant o Bike
AIT (Aerobic Interval Training) svolto sui medesimi attrezzi
RT (Resistance Training) realizzato con l’ausilio di macchine isotoniche che coinvolgono la muscolatura del tronco, degli arti superiori e inferiori.

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