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L’importanza del rispetto dei colleghi e la giusta definizione dell’organigramma per poter lavorare in un clima sereno e produttivo

Tanto tempo fa, in un bellissimo club di prestigio, mi sono trovato a dover combattere giornalmente con il responsabile della reception ed i suoi sottoposti. Io ero il “direttore fitness”, così chiamato allora, e mi occupavo di tutte le attività inerenti la piscina, la palestra e il tempo libero (calcetto, basket, ecc.) e per forza di cose dovevo interfacciarmi regolarmente con chi gestiva ingressi, appuntamenti e quant’altro alla reception. Perché avvenne ciò? Quale fu l’elemento scatenante di questa assurda battaglia? Una politica aberrante di riduzione di costi che impostò l’allora general manager, il quale per avviarla scatenò quelli del ricevimento contro il mio settore. Per la verità neanche tra gli altri settori il clima era buono: c’era tensione con il settore tennis e con quello amministrativo e così via. Insomma tutti contro tutti!!! Era un’impostazione che ai tempi si chiamava “divide et impera”, cioè il concetto si basava su tenere tutti sul chi va là per ottenere più impegno da parte di ognuno con la minaccia continua che qualcuno avrebbe potuto essere licenziato.

Con il tempo però grandi società di formazione aziendale hanno scoperto che questo sistema era assolutamente perdente (lo si può capire), in quanto il personale alla fine si concentrava di più sul cercare di screditare il vicino che sul suo lavoro. Inoltre la tensione accumulata influiva negativamente sul profitto personale.

Tuttavia non necessariamente la causa scatenante è un direttore “malefico”, spesso ciò accade naturalmente tra il personale con la insensata convinzione che “mors tua vita mea” sia la strategia più ovvia in un mondo del lavoro spietato e selettivo.

Di chi è la colpa?
Capita purtroppo molto spesso che il team, che di squadra non ha niente, lavori come fosse in trincea pronto a sparare su tutto e su tutti. In Italia poi esiste da sempre la politica della de-responsabilità, cioè si tende a non dare né a prendersi responsabilità (forse abbiamo imparato dai nostri governanti)… Per tanto, quando accade qualche cosa di negativo, non è mai colpa nostra, ma si tende perfino ad accusare velatamente qualche collega. Come dicevo prima, vecchie impostazioni errate di alcuni dirigenti, una cultura sbagliata nel non prendersi le proprie responsabilità, azioni coercitive che mirano solo a punire anziché formare e crescere, creano nell’azienda cattivi rapporti tra i collaboratori e conseguente cattiva professionalità con pessimi risultati per l’attività. Quando alla reception non si danno risposte al cliente ma la lamentela viene rimbalzata verso la colpa di qualcun altro, scaricandosi dalla responsabilità, non si fa altro che lasciare il cliente insoddisfatto, lanciando in compenso un messaggio di cattiva gestione. Risultato: pessima immagine.

Per continuare nelle citazioni, la risposta a tanta negatività non dovrebbe essere: “siamo una grande famiglia”, perché sarebbe un messaggio altrettanto sbagliato e soprattutto falso. Un’azienda non è e non deve essere una famiglia, non bisogna confondere un clima famigliare con famiglia. Non è assolutamente obbligatorio essere amici tra colleghi, ma è fondamentale il rispetto della persona e del ruolo.

Rispetto = professionalità
Quando esiste il rispetto profondo delle persone e dei ruoli, si arriva anche a rispettare di più l’azienda e si possono affrontare con professionalità tutte le problematiche. Si può anche litigare, ma assolutamente nei giusti ambiti: nelle riunioni di confronto e di organizzazione e mai davanti ai clienti. In riunione si può (e si deve) giungere alla soluzione del problema, anche attraverso una scelta dura (tipo il cambio di ruolo di un collaboratore fino al suo allontanamento) ma ciò deve avvenire dopo uno scambio di opinioni e in seguito alla valutazione finale del responsabile. Mandare messaggi “subliminali” al direttore sull’impegno più o meno scarso del collega, aspettare che “l’odiato collega” sbagli per poi pugnalarlo è solo distruttivo per tutta l’azienda. Sparlare di un collega o peggio di un fornitore, magari per interesse personale (…così metto l’amico mio…) porta solo ad un andamento generale sempre più zoppo, avvelenando il clima.

A volte, girando per i centri, mi capita di sentire commenti negativissimi sullo stato personale dei collaboratori: “non vedo l’ora di andarmene” oppure “ qui è tutto un casino”. Si pensa che questi commenti possano essere messaggi di super auto-stima: come dire “io che sono bravo e lavoro bene, sono costretto a stare in questo posto così disorganizzato, oppure “io farei molto meglio ma purtroppo c’è quell’altro che…”. In realtà il primo pensiero che passa per la mente a chi ascolta è “ma se sei così bravo perché allora non rimedi al problema?”. In realtà colui che si lascia andare a questi stupidi e frequenti commenti fa una pessima figura, e la fa fare anche all’azienda per cui lavora.

Tempo fa collaborai con un tecnico che aveva la responsabilità del settore, che non faceva altro che accusare continuamente la direzione: “la direzione non fa, la direzione non investe, la direzione non prende provvedimenti, ecc”. Un giorno un cliente stufo di sentire queste frasi in palestra gli disse “guarda che se tu sei il responsabile tecnico, fai parte anche tu della direzione!”. In palestra scese il gelo, il tecnico e conseguentemente tutto lo staff facemmo una figuraccia. Aveva ragione!!! Più si spara contro i propri colleghi e più si scivola verso l’auto-distruzione.

A ognuno il proprio ruolo
Innanzi tutto occorre impostare in modo chiaro l’organigramma, definendo compiti, ruoli e dipendenze. Successivamente tutti si devono muovere all’interno dell’organigramma, ben sapendo così a chi rivolgersi. Ognuno deve essere responsabile dei suoi sottoposti e ognuno deve fare riferimento al suo diretto responsabile.
In seconda analisi, i momenti di confronto sono fondamentali, rispettando sempre l’organigramma. Ogni responsabile deve riunire il suo settore e il general manager deve riunire i responsabili di settore. Se ciò non avviene, si ritorna nella confusione aziendale dove poi tutti si sentono in dovere di criticare e giudicare tutti. La critica deve essere costruttiva e soprattutto fatta nell’ambito giusto, giudicare è sbagliato: senza il confronto non è possibile capire l’errore.

Infine, l’organigramma definisce pure l’aspetto economico di ogni ruolo, altrimenti tutti si sentono in dovere di pretendere di più perché si sentono più impegnati di altri. Le riunioni quindi sono fondamentali, ma anch’esse devono essere concrete: di definizione, valutazione dell’operato e di programmazione. Se si cade solo nelle polemiche sterili e nel chiacchiericcio sono inutili.
Collaborare è molto più produttivo che giudicare e sparlare dei colleghi, ricordandosi sempre che tanto poi “i nodi vengono al pettine” anche se si cerca solo di screditare il collega vicino.
Buon lavoro!

Fabio Swich


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