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Da dove partire con la manutenzione dei macchinari per avere risposte chiare, senza perdere tempo e denaro A cura di Glauco Grassi www.fullsport.it Niente di male… anzi. Per...

Da dove partire con la manutenzione dei macchinari per avere risposte chiare, senza perdere tempo e denaro

A cura di Glauco Grassi www.fullsport.it

Niente di male… anzi. Per chi si occupa di Assistenza tecnica, cosa c’è di meglio che avere clienti con un parco macchine datato, che ovviamente richiede interventi a ripetizione?

Ben vengano i “musei” del fitness che espongono il marchio delle attrezzature in dotazione (no dates) e ne conservano il valore funzionale; ma a questo punto sorge l’altra domanda: fino a che punto (di età e di efficienza) ha ancora un senso accanirsi nel tenere in vita alcuni attrezzi ormai “alla frutta”?

E visto che siamo in tema di domande, oltre all’età anagrafica, all’efficienza funzionale, ai consumi elettrici spropositati (a volte + 40-50% ) e alla sicurezza (da non trascurare), quanto incide la vetustà di linee e di modelli sulla capacità d’attrazione di un centro, in un sistema altamente concorrenziale come quello dell’offerta dei servizi e prestazioni per il fitness?

A volte su questa banale considerazione emergono alcune incongruenze, la più evidente è quella che da un lato motiva l’attrazione e la fidelizzazione con la qualità dei servizi e la professionalità – sempre altissima! – degli operatori (dall’istruttore di sala pesi al “guru” dello Spinning®) mentre dall’altra si sente fortissima l’esigenza di brandizzare ingressi e sale con l’insegna del marchio fornitore di attrezzature (che oltre ad aver pagato, promuovo gratuitamente…), adducendo attesi, anche se spesso deboli, effetti premianti.

Ciascuno, delle proprie risorse e dei propri amori, è libero di farne ciò che meglio crede. Vero è che in molti casi, viste da fuori, alcune contraddizioni sono più evidenti. Tra queste: le teorie del risparmio, che si confrontano con quelle del costo, a discapito del principio di Investimento (la I maiuscola è una licenza).

Un caso recente: 12 Treadmill e 12 cardio (Up e Rec Bike, ellittiche e stepper x 3) nell’arco di 5 mesi – da luglio ad oggi – sono stati eseguiti 11 interventi ad un costo medio di circa 270 € comprensivo di ricambi e M.O. Gli attrezzi in questione sono del 1997.

Ad una proposta di Manutenzione Programmata per un anno (sulla carta molto, molto inferiore al valore corrisposto poi in 5 mesi) pagabile a trimestri, è stato risposto che si preferiva intervenire di volta in volta, all’occorrenza (?).

Ad un’ipotesi di aggiornamento – anche graduale – del parco attrezzi la risposta si focalizzò sul costo degli attrezzi; nuovi o usati che fossero. Nulla si mosse all’orizzonte: “il Museo è salvo!”

E pensare che, a conti fatti: investendo per un valore di 30.000 € – comprensivo di 5 anni di garanzia – con una semplice formula di locazione operativa a 60 mesi, si sarebbero spesi – in 5 mesi – circa 3.020 € contro i 2.970 € del costo sostenuto per l’assistenza (solo 50 € in più), con un risparmio elettrico superiore al 30% (parliamo di almeno 400/500 € in 5 mesi).

Nel fare queste considerazioni pratiche, quello che ci rende dubbiosi, anche se in parte ci conforta, è la difficoltà che incontra anche chi vende attrezzature, nel far capire che oltre certi limiti saltano tutti i parametri di convenienza e di risparmio. Sarà che ci sfugge qualcosa?

Forse anche in questi casi uscire dai cliché e cercare qualche risposta esterna – sia tecnica sia di mercato – potrebbe essere la soluzione. E se qualcuno pensa che le cose che ho scritto siano ovvietà o peggio fantasia, e che Voi, invece, avete sempre agito con accortezza e convenienza: bene! Mi complimento e Vi assicuro che siete un’ammirevole minoranza.

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